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sabato, Aprile 17, 2021
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    Nel presepe ecco la statuina dell’infermiera, dono di agricoltori e artigiani

    La statuina dell’infermiera come nuovo personaggio a popolare il presepe 2020. Questo è il dono che Coldiretti e Confartigianato hanno deciso di fare a tutte le diocesi italiane in adesione al Manifesto di Assisi e col sostegno della Fondazione Symbola.

    La statuina che raffigura un’infermiera è stata realizzata da un laboratorio artigianale ed è stata consegnata a mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano, da Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Imprese Lomellina, e da Enrica Omodei, segretaria di zona per Vigevano di Coldiretti.

    «Con questa iniziativa – spiega Stefano Greppi, presidente di Coldiretti Pavia – abbiamo voluto rendere omaggio a chi, in questo periodo drammatico dell’umanità, diventa ancora di più luce di speranza per un mondo migliore: gli infermieri, gli operatori sanitari, i medici».

    NUOVE STRADE L’incontro è stato anche l’occasione per una riflessione sulle trasformazioni in atto nei settori di riferimento delle due associazioni. «Il commercio classico – commenta mons. Gervasoni – ha preso un colpo molto forte, eppure allo stesso tempo proprio quello commerciale è l’ambito che si è arricchito di più in questi mesi, penso alla logistica, ma non solo. Da un lato abbiamo realtà che hanno moltiplicato i loro ricavi, dall’altro lato il negozio fuori casa non sa più come andare avanti».

    Per cogliere un’opportunità in questo contesto dobbiamo metterci in testa che il pensare a trarre sempre il massimo profitto individuale dalle situazioni è qualcosa di superato, non si va avanti se non ci si mette insieme

    Una direzione che la Chiesa indica da tempo, come ricordato dal presidente di Symbola Ermete Realacci, per il quale «come ha detto Papa Francesco per uscire da questa crisi dobbiamo recuperare la consapevolezza che come popolo abbiamo un destino comune».

    RELAZIONE Un passaggio che ha trovato la condivisione di Grechi, secondo cui «certi cambiamenti non possono essere fermati, ma vanno accompagnati costruendo una rete di solidarietà e di sostegno. La difficoltà sarà grande, ma credo che la nostra società abbia i valori che le consentiranno di farcela». E di affrontare un cambio di paradigma: «Occorrerà – è il commento di Omodei – imparare di nuovo a relazionarsi, ormai siamo troppo chiusi dentro di noi. Eppure sono ottimista perché per noi italiani la relazione in un certo senso è una tradizione, da recuperare per superare la paura che ci ha diviso». E da calare nel nuovo tempo dominato dal digitale perché, è il pensiero del Vescovo, «alcuni aspetti della relazione sono sostituiti dalla tecnologia, che è pur sempre un tipo d’interazione. Prima avevo bisogno di determinate mediazioni da parte del commerciante, oggi con la tecnologia la mediazione è diversa, la relazione non scompare, ma cambia. E si modifica anche l’impostazione personale: io sono al centro di tutto e le relazioni virtuali sono funzionali al mio benessere, invece prima queste erano concrete e basate su uno scopo comune, perché solo insieme si raggiungeva il risultato».

    Giuseppe Del Signore

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