Caramuel, il vero genio che ha lasciato la sua impronta in città

Altro che Leonardo da Vinci: il vero genio di Vigevano è stato Juan Caramuel y Lobkowitz, vescovo della diocesi ducale dal 1673 al 1682. Il 23 maggio è l’anniversario della sua nascita, risalente al 1606, mentre la morte è avvenuta il 6 settembre 1682.

PERSONAGGIO UNICO L’anno prossimo, dunque, si celebreranno 420 anni dalla nascita di questo straordinario personaggio, a cui Vigevano deve lo spostamento del centro focale della piazza Ducale dal castello al Duomo, con l’abbattimento dello scalone che portava alla torre del Bramante e la realizzazione per la cattedrale di una facciata curvilinea che chiude idealmente la visuale. Teologo, giurista, architetto, pittore, tipografo, musicista, astronomo, matematico, enigmista, Caramuel conosceva 24 lingue, tra cui il cinese, per il quale aveva imparato a tracciare degli ideogrammi dopo aver conosciuto un padre missionario tornato in Europa dalla Cina. Ideatore di rebus e indovinelli, chiavistelli e chiusure per casseforti, scoprì il sistema binario circa 40 anni prima di Liebniz, contribuendo di fatto a gettare le prime basi dell’informatica. «La sua storia è la prova che nel ‘600 c’era un grande interessa per la scienza – spiega Giovanni Paolo Rabai, autore con Luigi Chiesa di un libro sul “vescovo geniale” che a partire dal 2022 ha avuto una grande diffusione nelle scuole vigevanesi e lomelline – a partire dall’astronomia, per la quale Caramuel fu uno dei primi a essere attrezzato con un cannocchiale. Il suo lavoro era basato tutto sull’osservazione con i mezzi che erano a disposizione all’epoca».

E dietro c’era un grande studio sui calcoli binari e gli algoritmi, a tal punto che l’Ue qualche anno fa ha promosso un progetto spaziale che porta il suo nome.

PROGETTI E DISEGNI Nel “Mathesis Biceps”, uno dei volumi stampati a Sant’Angelo Le Fratte dove risiedette dal 1657 al 1673 prima di trasferirsi a Vigevano, Caramuel riporta una serie di disegni che mostrano il calcolo del rimbalzo di una palla presumibilmente da tennis (la racchetta in mano a una figura umana, almeno, sembra tale) e di una pietra lanciata sull’acqua, le evoluzioni di una trottola, il progetto della prima muta da sommozzatore con tanto di maschera e boccaglio, e altre curiosità. «Da alcuni documenti trovati nell’Archivio diocesano – continua Rabai – abbiamo la conferma che il padre, fino a poco tempo fa ritenuto con poche certezze un armigero, era in effetti un militare del corpo di guardia reale spagnolo. E a Madrid è stata individuata la casa natale, con tanto di targa. Potrebbe venire fuori qualcosa di interessante anche dal periodo del soggiorno a Sant’Angelo, grazie ai collegamenti con il Regno di Napoli. Da un volume recentemente acquisito dall’Archivio inoltre non è esclusa la sua partecipazione come giurista alla pace di Westfalia, che nel 1648 mise fine alla guerra dei Trent’anni, segno di un’intensa ma discreta attività anche in campo diplomatico. Non a caso Caramuel era consigliere dell’imperatore Ferdinando III, che gli aveva affidato l’educazione del figlio. Fu esperto di crittografia e codici, orologi solari (ce ne sono due nel palazzo vescovile a Vigevano) matematica e metametrica, vale a dire enigmistica di alto livello. Insomma, una figura che Vigevano dovrebbe valorizzare, soprattutto in vista del 420esimo anniversario della nascita, che ricorrerà nel 2026».

Davide Zardo

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