Sant’Antonio, oggi la festa dedicata al protettore del mondo agricolo

Sant’Antonio abate, icasticamente rappresentato con un maialino ai piedi e un bastone di legno è santo caro alle campagne e agli agricoltori italiani e anche lomellini. Viene festeggiato il 17 gennaio e spunta dalle brume con dei falò nelle campagne, tanto da essere ricordato, in modo affettuoso e per nulla irriverente, come “Sant’Antoni dal purscè” o “Sant’Antoni dal pursell” nel milanese. La tradizione della festività affonda le radici in tempi antichi, ma ancora oggi sopravvive nei campi di Lomellina. Pur essendo meno sentita di un tempo, la festività è ancora celebrata nelle cascine attraverso i famosi fuochi.

«Quest’anno – spiegano a Coldiretti Pavia – non abbiamo organizzato niente di particolare, come è successo in passato, ma sappiamo che in molte cascine ci sono eventi e momenti di aggregazione dedicati a Sant’Antonio».

CHI È SANT’ANTONIO ABATE. Considerato il protettore degli animali, è stato un frate ed eremita egiziano, che viene ritenuto il fondatore del monachesimo cristiano. Nato a Come (l’odierna Qumans), da genitori che erano agricoltori egiziani, resta orfano prima dei 20 anni con una sorella da accudire. Secondo la leggenda ebbe una visione nella quale un eremita come lui trascorreva il tempo tra la preghiera e l’intreccio di una corda. Decise così di ritirarsi dalla vita pubblica vivendo in preghiera e castità. Nel corso degli anni si spostò in vari luoghi in Egitto, resistendo spesso anche alle tentazioni del demonio, eventi che nei secoli sono divenuti argomento di storie e canti popolari. Il suo esempio di ascetismo non mancò di dare vita a una comunità di seguaci.

ANCHE NELLE CASCINE LOMELLINE. La tradizione di Sant’Antonio è molto sentita anche in Lomellina. «Sono ormai 18 anni – spiega Claudio Ballone, un agricoltore di Cassolnovo – che come rito privato organizzo il falò di Sant’Antonio. La tradizione c’è sempre stata anche qui da noi. Poi qui si è un po’ persa. La zona che me l’ha fatto scoprire è quella dell’alto milanese dalla quale arriva mia moglie. Nel 2004 ho iniziato a assistervi a Inveruno dove addirittura l’organizzavano delle associazioni del paese assieme a dei pompieri. Mi ricordo una catasta di legna di una quindicina di metri con gli scarti di legname che provenivano da tutta la zona. Bruciava per una settimana. Quando lo organizzo per gli amici offro anche cioccolata a vin brulè. Rinnoviamo così l’antica tradizione nella quale si bruciava l’anno passato e cominciava quello nuovo».

Andrea Ballone

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