Suor Rosa, simbolo delle missioni

Dalla missione “ad gentes” alla missione “ad intra”. Si può riassumere così l’esperienza appassionante di una vita, quella di suor Rosa Farina, spesa interamente nella dimensione del servizio.

NON SOLO SUDAN Gambolese d’adozione, anche se nativa di Gropello, questa combattiva Figlia di Maria Ausiliatrice è passata “alla storia” della Chiesa diocesana come “la suora del Sud Sudan”, ma in realtà il suo curriculum ha vantato diversi passaggi sia da funzioni istituzionali, come il decennio di servizio come segretaria della Madre Generale del suo Istituto a Torino, sia missionarie in alcune Case degli Stati Uniti prima di approdare alla grande avventura africana, durata dal 1984 al 2013. Il Kenya prima e poi il Sudan, la catechesi, la pastorale e l’assistenza ai bambini e agli infermi, tanti i luoghi e i campi che l’hanno vista impegnata, fino al “sí” forse più sofferto, il rientro in Italia per un tempo di riposo e il nuovo campo preparatole dal Signore: la Casa per le suore anziane di Orta e il farsi “compagna di sofferenza” di una sorella malata, rientrata dall’Africa come lei.

FARSI PROSSIMO In questo silenzioso e costante farsi prossimo ancora una volta l’entusiasmo e la tenacia della sua risposta vocazionale, fondata su alcune basi solide. È lei stessa a dirlo: «Sono vissuta nello stupore continuo e sempre nuovo delle manifestazioni del Signore che mi passava accanto e mi vedeva, stendeva su di me il suo manto, copriva la mia nudità, mi giurava alleanza, mi faceva sua. Per questo ho creduto sempre alla mia vocazione religiosa-salesiana come ad un mistero di amore troppo grande per poterlo capire. Solo Dio aveva potuto farmene dono, e solo il suo amore sempre nuovo poteva essere la mia perseveranza, il mio sì». È proprio in questa consapevolezza della fedeltà di Dio che ha concluso la sua vita provando lei stessa il mistero della croce e consegnando a chi l’assisteva una certezza, quasi sconvolgente: «La speranza mi ha sempre accompagnata e Cristo non mi ha mai delusa. Ho sentito ancora il suo “vieni” ed è stato eterno».

don Carlo Cattaneo

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