Un anno di virus, il Vescovo: «Creare reti di solidarietà»

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Portiamo nei nostri cuori le immagini che ci hanno “raccontato” nella loro attualità, i giorni di un anno fa, quando è cominciato tutto. L’immagine simbolo è certamente quella di Papa Francesco, solo, che sale i gradini di piazza San Pietro, portando su di sè tutta l’umanità, non solo i credenti.

Come ricordiamo i “momenti” del cammino della nostra diocesi, in particolare la “Via Crucis” del Venerdì Santo, con il nostro Vescovo Maurizio che portava la croce in solitudine nel nostro duomo.

Un anno di pandemia, proprio con il nostro Vescovo vogliamo intrecciare un dialogo che ci aiuti a capire, scegliendo atteggiamenti positivi e che soprattutto ci indichi prospettive in un cammino pastorale che sta pian piano riprendendo i suoi passi, e che non potrà semplicemente aspettare che tutto “torni come prima”.

«Credo che non si possano ancora fare valutazioni definite e certe. Siamo ancora nell’emergenza. Stiamo ancora studiando il fenomeno e anche dal punto di vista pastorale stiamo facendo dei tentativi, non vogliamo da una parte stare fermi e nemmeno, dall’altra, cercare di poter fare tutto come prima».

Bisogna avere la pazienza di studiarli e di capire, anche dal punto di vista temporale: siamo passati dallo stupore, pieno di paura agli inizi, alla consapevolezza di un fenomeno più grande di noi, che porta con sé oggi anche rassegnazione e rabbia

PP Coronavirus

«Coltiviamo dentro di noi un desiderio inespresso di oblio… e appena si presenta la possibilità di uscire, immediatamente si fanno assembramenti. Dobbiamo stare molto attenti, non solo dal punto di vista sanitario, perché oggi stiamo ancora elaborando le reazioni e non siamo ancora in grado di progettare. Stiamo imparando alcune regole, ma dobbiamo ancora pacificare il cuore… ritirare i nostri comportamenti sociali e pastorali».

Ecco, pastoralmente, c’è sempre il desiderio di “ritornare” alle “solite” celebrazioni, alle iniziative in parrocchia, non solo come espressione di fede, ma anche come desiderio di socializzazione…

Non abbiamo ancora toccato il fondo… continuiamo a considerare il fenomeno pandemico come se sia prossimo alla fine. Il fenomeno sta ancora evolvendo, ma non quello del virus dal punto di vista sanitario, ma soprattutto quello di carattere sociale e psicologico, che non abbiamo ancora metabolizzato

«Dobbiamo avere pazienza e lasciare che il fenomeno si stabilizzi. Possiamo dire che siamo ancora in trincea… e non possiamo certo immaginare l’esperienza di un “dopo” che non si vede ancora. Nello stesso tempo, non dobbiamo avere fretta di “chiudere la questione”. Questo fenomeno ha bisogno di stabilizzarsi, entrare in una coscienza sociale più forte. Per quanto riguarda la dimensione e l’urgenza pastorale dobbiamo individuare alcune priorità, che ci permettono anche di stabilizzare il nostro stato d’animo e la vita di comunità in questo momento. Non pensiamo “se tutto torna come prima”. Finché non si stabilizza il fenomeno non possiamo capire e prendere decisioni certe».

L’uso della tecnologia in questa fase, soprattutto per la dimensione liturgica e pastorale. Le Messe in Streaming sono dovute solo allo stato di emergenza o possono diventare strumento utile per la pastorale ordinaria?

«In un primo momento doveva essere un po’ il salvagente di tutto. Adesso ci stiamo accorgendo che lo streaming è un mezzo potente».

Tutta la mediaticità dei rapporti è una caratteristica della nostra cultura. Il bisogno di comunità che noi abbiamo deve essere riprogettato in tempo di pandemia, non può essere riprogettato solo in modello mediatico

vescovo Gervasoni quaresima 2020
mons. Gervasoni, quaresima 2020

«Lo streaming e il digitale devono essere usati con il giusto equilibrio tra l’aspetto emergenziale e quello progettuale per una scelta capace di ritrovare la relazione sociale nei suoi vari aspetti. Un discorso a parte deve essere fatto per quanto riguarda le Messe in Tv, le quali spesso hanno un sapore più devozionale che autenticamente di una fede capace di “convocarsi” e di vivere l’attualizzazione del mistero. Per questo bisogna usare lo streaming in Tv come “supporto” e non come una semplice scelta sulle modalità di seguire la Messa».

Come progettare una pastorale digitale che non sia solo settoriale (messa, catechesi) ma come “luogo” di incontro e di relazionalità…

«La pastorale digitale è un aspetto culturale e storico che noi dobbiamo imparare a valorizzare in tutte le sue opportunità. Per questo occorre imparare le regole, conoscerne il valore utilizzando queste forme di comunicazione per favorire anche una socializzazione e di vicinanza diversa diversa, anche in tempo di distanziamento».

La pastorale digitale deve aiutare a creare “luoghi”,non semplicemente virtuali, ma concreti nel loro essere e nella loro finalità, con vocazioni e identità forti

«Creare e raccontare luoghi e persone, affinché la comunità si incontri nella condivisione e nella relazionalità».

Volendo individuare degli step per atteggiamenti di fede e di comunione in questo difficile momento, cosa potrebbe indicare?

«Ricorderei alcuni punti:

    1. 1 – Saper guardare in faccia la realtà, non lasciandosi coinvolgere dalla costante alienazione mediatica
    1. 2 – Ritrovare l’idea di comunità, che non è non è legata all’emergenza “covid” ma all’impegno e alla consapevolezza di vivere una dimensione fondamentale per l’uomo e soprattutto per il credente, che in poche parole è l’Amore di Dio e l’Amore del prossimo.
    1. 3 – Creare le condizioni di un sentire comune…è l’emergenza pastorale che oggi sentiamo con particolare urgenza. Dobbiamo imparare che le relazioni nella nostra vita sono molto più importanti di quello che pensiamo.
    1. 4 – Creazioni di “Reti di solidarietà”. L’emergenza sociale ed economica ci costringerà ad una attenzione caritativa di impegno sociale e civile decisamente più forte.
    1. 5 – La necessità di una spiritualità vera. Non è l’efficienza ciò che noi cerchiamo, ma quella di una spiritualità vera, una coscienza che ci aiuti a vivere questi momenti comunque in una dimensione e una lettura di fede. Non è questa solo una esortazione spirituale, ma un autentico atteggiamento di vita».

Dep

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