Danny suonava come un angelo. Suonava l’organo in chiesa, quindi tutto tornava. Ma a Danny piaceva il jazz e la sera andava nei locali più malfamati della città per strimpellare il piano o l’organo Hammond. Gli piaceva in particolare il blues, che qualcuno definiva “la musica del diavolo”. Il parroco venne a saperlo, e durante la predica parlò della necessità di scegliere tra il Bene e il Male, inserendo un accenno a «quei depravati che suonano la musica del diavolo», evitando di guardare Danny negli occhi durante l’intera omelia.
Il ragazzo ci rimase molto male e non andò più a suonare nel coro parrocchiale. Anche il parroco non la prese bene. Una notte sognò un angelo dai lunghi capelli biondi e dalle grandi ali bianche che veniva a trovarlo per dirgli:
Hai fatto bene. Danny suona la musica del diavolo e non ha il diritto di mettere le mani su questo splendido organo che è segno della meraviglia di Dio.
Ma anche il diavolo venne a trovarlo, una notte. Vestiva di blu, e aveva un cappello nero a grandi falde inclinato sul lato sinistro, con una lunga piuma rossa: «Da quando Danny non viene più in chiesa – gli disse – la messa della domenica è praticamente deserta. Grazie, amico. Hai fatto un buon lavoro».
Il parroco ascoltò qualche disco di quella musica che non aveva mai sentito e di cui in compenso aveva tanto sentito parlar male. C’era in quelle note una malinconia che gridava dal profondo dell’anima e che in quella solitudine invocava silenziosamente un Dio lontano e misterioso. Il prete andò a casa di Danny e gli chiese scusa, pregandolo di tornare a suonare in chiesa. «Non importa se suoni il blues nei locali più malfamati – gli disse – Ho capito che questa musica non ha nulla a che fare col diavolo. Anzi, se vuoi potrai suonare alcuni pezzi blues durante la messa».
Danny era molto contento. Riprese a frequentare la chiesa, che si riempì nuovamente di fedeli. Molti di loro, che non consumavano gli inginocchiatoi dai tempi della prima comunione, venivano proprio dalle periferie per poter ascoltare il ragazzo che tutte le sere li faceva sognare con la sua musica. Una musica di cui avevano bisogno anche la domenica, quando i locali erano chiusi. Una notte l’angelo e il diavolo tornarono a trovare il prete. «Grazie, amico», gli dissero. E si allontanarono ballando abbracciati a tempo di swing.
Davide Zardo


