Aspettando settembre / La parola ai dirigenti scolastici

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Come sarà la scuola a settembre? Cosa si sta facendo per la ripartenza tra i banchi? Come e cosa cambierà rispetto al passato? Cosa dobbiamo aspettarci? Queste e altre considerazioni abbiamo chiesto ai dirigenti scolastici, sia degli istituti comprensivi che delle superiori. Partiamo con i primi. Il primo intervento che ospitiamo è quello di Gabriele Sonzogni, dirigente scolastico Ic “G.eG. Robecchi” di Gambolò.

Gabriele Sonzogni
Il dirigente dell’Ic di Gambolò Gabriele Sonzogni

In questi giorni si respira un clima di grande fervore e di lavoro alacre a scuola. Nonostante il periodo estivo, molti docenti si sono messi a disposizione per rimodulare spazi, misurare distanziamenti, cambiare disposizione a banchi e cattedre, immaginare ambienti didattici in ogni area disponibile, verificare accessi diversificati ai plessi scolastici. Non c’è solo il lavoro logistico sul campo. C’è anche un contributo più “teorico”, rappresentato da idee sul ricalcolo del tempo scuola, sull’organizzazione dei moduli orari, sulla distribuzione degli intervalli nel corso della giornata. Certamente, però, si allungano anche ombre di rilevante preoccupazione e incertezza. È vero che il recente chiarimento del Comitato Tecnico Scientifico su come debba essere applicato l’ormai famigerato “metro di distanziamento sociale” (da interpretare appunto in senso statico, tra le “rime buccali” degli studenti immaginati fermi al loro posto) sembra aprire uno spiraglio di speranza sulla effettiva possibilità di ospitare il maggior numero possibile di alunni in aula, specie se le classi non sono così numerose. Tuttavia l’assenza di un riferimento numerico preciso alla superficie minima da riservare a ciascun alunno, al netto degli spazi liberi per vie di fuga o corridoi interni e tolti gli ingombri degli arredi e della cattedra con il relativo “spazio interattivo”, rende difficilmente calcolabile il numero massimo di alunni che possono essere contenuti in una determinata aula. L’impressione è comunque quella che sia difficile trovare un equilibrio efficace tra priorità altrettanto rilevanti ma tra loro confliggenti. In ogni caso un sacrificio sembra richiesto. O si persegue il tentativo di garantire il maggior tempo a scuola in presenza per tutti gli alunni (dopo i lunghi mesi di didattica a distanza) sacrificando però qualche centimetro di distanziamento, o si ricerca la massima sicurezza dal punto di vista sanitario, diradando il più possibile il numero degli alunni presenti a scuola, con la conseguenza però di creare turnazioni e di mettere in difficoltà le famiglie vista la riduzione del tempo-scuola per gli alunni. Si tratta di un’alternativa difficile che, come detto, determinerà qualche importante rinuncia, nella consapevolezza però che il “rischio zero” in assoluto non esiste. Le criticità più importanti sembrano riguardare proprio i bambini più piccoli della Scuola dell’Infanzia: la naturale inclinazione all’aggregazione, al contatto e alla relazione tra gli alunni più piccoli e le loro insegnanti rende impensabile applicare alla lettera alcune misure di distanziamento. Inoltre il refettorio e gli ambienti per il riposino pomeridiano rappresentano di per sé spazi in cui l’assembramento è pressoché impossibile da evitare. Sacrificare il pomeriggio scolastico e assicurare al mattino la compresenza dei docenti per sorvegliare gruppi più piccoli potrebbe essere una soluzione percorribile, con il rischio però di creare un problema di tipo “sociale”, viste le difficoltà per le famiglie. Più in generale si sente l’esigenza di incisivi interventi normativi “di tipo strutturale”, interventi che però tardano ad arrivare: l’anno prossimo le scuole potranno contare davvero su un organico potenziato, così da poter ripartire le classi in “gruppi di lavoro” più piccoli? Si potrà rimodulare il tempo scuola o il monte ore annuale da garantire per ciascun alunno, così da poter creare turnazioni. integrando l’attività non svolta a scuola con il ripristino della didattica a distanza anche per il primo ciclo? Si potrà superare il vincolo dell’ “ora di lezione”. per creare moduli orari più brevi così da liberare tempo che gli insegnanti potranno eventualmente dedicare per altri gruppi più piccoli? Anche le interlocuzioni con gli Enti Locali sono fitte in questo periodo: tuttavia sembrano di giorno in giorno affievolirsi le concrete possibilità di effettuare lavori anche solo di edilizia “leggera” nel pieno periodo estivo. Insomma, le incognite e le sfide sono davvero tante. In questo scenario così incerto molto potrà essere fatto dal punto di vista formativo e quindi preventivo, agendo sul comportamento degli alunni. Infatti, tutti questi sforzi progettuali dovranno poi “scontrarsi”, alla prova dei fatti, con l’ “esame” del cambio dell’ora, dell’intervallo, dell’ingresso o dell’uscita degli alunni con la loro naturale vivacità. Con grande sforzo stiamo tutti pensando di riprogettare un mondo, quale quello scolastico, partendo da presupposti “statici”, mentre è noto come si tratti di un contesto caratterizzato da altissima dinamicità. Da questo punto di vista, i primi mesi di scuola saranno una opportunità preziosa per una grande lezione di cittadinanza. Dobbiamo affidarci anche ai nostri giovani. Sono fiducioso che gli alunni (dai più piccoli ai più grandi). adeguatamente coinvolti e formati sull’importanza di acquisire comportamenti sicuri e prudenti, sapranno rispondere con grande collaborazione, senso di responsabilità e serietà.

Gabriele Sonzogni
Dirigente scolastico Ic “G.eG. Robecchi” di Gambolò

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