Denatalità / Italia, il villaggio vuoto

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Anche il 2021 ha fatto segnare il record della più bassa natalità di sempre in Italia. Un primato destinato a durare ancora pochi mesi, quando toccherà al 2022 strapparglielo, in un ciclo ininterrotto iniziato nel 2008: si chiama inverno demografico.

Immaginate che ci sia un villaggio di 100 abitanti, nel quale ci sono 14 minorenni e 15 nonni, 19 bisnonni, metà della popolazione in età lavorativa e l’altra metà no. E’ l’Italia in cui i nostri giovani vivranno nel 2070

Le parole di Gian Carlo Blangiardo, presidente di Istat, fotografano quello che è il destino italiano se non si invertirà la tendenza entro un decennio. Un allarme che non è condiviso solo dall’Istituto di statistica, ma anche dal Presidente della Repubblica, dal Governo, da Papa Francesco, che hanno sostenuto la seconda edizione degli “Stati generali della natalità”, organizzati da Fondazione per la natalità e Forum famiglie lo scorso 12 e 13 maggio e avente come titolo “Si può fare”, proprio a segnalare la volontà di non rimanere a guardare. «Assumere con determinazione l’obiettivo di affrontare la crisi della struttura demografica del Paese, favorendo la famiglia e l’adempimento dei relativi compiti – ha sottolineato nei suoi saluti il capo dello Stato Sergio Mattarella – è responsabilità delle istituzioni a tutti i livelli, come prescrive l’art. 31 della Costituzione, che ci richiama, conseguentemente, alla tutela della maternità, dell’infanzia e della gioventù “favorendo gli istituti necessari a tale scopo”».

03 PP Denatalità 2022 - presidente Istat Blangiardo
il presidente dell’Istat Blangiardo agli Stati generali della natalità

ASPETTANDO CHE Ed è nell’interesse del paese, che altrimenti si troverà ad affrontare una grave crisi socio-economica nei decenni centrali del ventunesimo secolo. «La natalità è la nuova questione sociale del paese – ha affermato il presidente della Fondazione Gianluigi De Palo – A che serve investire miliardi in infrastrutture sostenibili se poi non ci saranno giovani a usarle?»

A che serve investire miliardi nell’innovazione se poi non siamo capaci di generare l’innovazione più importante, un figlio che nasce?

«A che serve – ha incalzato – investire nella digitalizzazione se non nascono più nativi digitali? Allora serve un piano serio e il titolo di questo evento è “Si può fare”. Il tasso di natalità in Germania è cresciuto negli ultimi anni; come hanno fatto? Ci hanno creduto». L’alternativa sarà fronteggiare le conseguenze dell’inazione, che non sono ipotetiche, ma certe poiché si tratta di proiezioni matematiche che intrecciano scenari demografici ed economici; come prima cosa «diminuisce il Pil ovvero diventerà un paese più povero», ha puntualizzato De Palo, quindi «crolla il welfare» tanto che un anno fa il segretario generale del Cnel Paolo Peluffo ha affermato che «la questione demografica è la prima urgenza per affrontare la sostenibilità del debito pubblico», in terzo luogo ha incalzato De Palo, «crollerà il sistema pensionistico», infine «crollerà il sistema sanitario nazionale o forse diventerà a pagamento».

PP Denatalità - famiglia mani bw

LA FORZA DEI NUMERI Lo stesso presidente dell’Istat Blangiardo ha tratteggiato con precisione il quadro. «Nel 2050 la popolazione italiana avrà 5 milioni di abitanti in meno, di cui 2 milioni di giovani, e avrà una situazione con almeno 1.7mln di persone con più di novant’anni. Le persone con almeno cento anni oggi sono 20mila, nel 2050 saranno 80mila. Non è fantasia, queste sono stime equilibrate e non è neppure lo scenario più drammatico, perché abbiamo anche proiezioni peggiori». Del resto «se il tasso dovesse rimanere di 1.2 figli per donna nell’arco di qualche decennio, quattro o cinque, noi avremmo 250mila nati all’anno, praticamente quello che valeva per Lombardia e Piemonte insieme pochi anni fa». La sfida è risalire la china e tornare stabilmente «a 500mila nati ogni anno», un target che le previsioni ritengono potrebbe essere raggiunto nell’arco di 40-50 anni senza interventi: «l’obiettivo – ha spiegato Blangiardo – è riuscirci in tempi molto più ristretti, se riuscissimo a farcela in una decina d’anni sarebbe ottimo».

Giuseppe Del Signore

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