Giovani / Il futuro? Solo per il 6% a Vigevano e in Lomellina

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L’Italia non è un paese per giovani. L’affermazione arriva dai diretti interessati, un gruppo di cento ragazzi vigevanesi e lomellini intervistati da L’Araldo con un sondaggio anonimo.

Una rilevazione che non ha valore scientifico o statistico, ma che dovrebbe far riflettere amministratori, educatori e chiunque abbia a cuore un territorio in cui solo il 6% spera di vivere in futuro, preferendo di gran lunga l’estero (52%) o il resto d’Italia (42%).

Il 58.3% del campione è costituito da studenti della scuola secondaria di secondo grado, il 36.5% da universitari, il 3.1% da diplomati, il 2.1% da persone appartenenti ad altre categorie. Come si confrontano le nuove generazioni con la seconda ondata e con la crisi socio-economica che la pandemia porta con sé?

Pensando al futuro provano soprattutto preoccupazione (56%), paura e instabilità (entrambe 35%), smarrimento (27%), frustrazione (21%).

A questi sentimenti ed emozioni per lo più negativi si abbinano però anche un “senso di sfida” per il 39% del totale e fiducia (25%), mentre sono di meno quanti sono caratterizzati dalla gioia (14%). Anche guardando a come il Sars-CoV-2 ha cambiato le loro prospettive, prevale una percezione a tinte fosche in quanto secondo il 48% sono mutate in peggio e solo per l’11% in meglio, mentre il 21% ritiene che non siano variate e il 20% non sa.

NON CONTEMPLATI Una percezione che è riflesso di quanto poco i giovani si sentono messi al centro dell’attenzione in Italia; per la maggior parte di loro è inesistente (18%) o limitata (34%), mentre il 42% si pone a un livello mediano e solo il 6% la considera alta (5 risposte) o molto alta (1). Il contrario di quanto ritengano avvenga per gli anziani, che secondo il 40% degli intervistati ricevono una considerazione alta o molto alta, mentre per il 18% è bassa o del tutto assente.

Non stupisce perciò che gli adolescenti si sentano in difetto anche dal punto di vista dei diritti che gli sono riconosciuti cosicché il 23% pensa che non lo siano per nulla e il 37% poco, per un totale di 6 su 10 a fronte di un 7% che crede lo siano abbastanza.

Del resto negli ultimi anni si è iniziato a discutere di una riforma della Costituzione che dovrebbe includere anche il riconoscimento dei “posteri”.

ESIGENZE Accanto a questo, i ragazzi vigevanesi e lomellini vorrebbero una riforma del mondo del lavoro (77%) e investimenti nel campo dell’istruzione (57%), mentre ottiene meno consenso un ipotetico “reddito di giovinezza” (19%). Altri bisogni segnalati sono quello di “essere presi sul serio”, di “essere ascoltati e presi in considerazione, non sminuiti”, di “svagarsi”, di avere “stabilità”, allo stesso tempo di poter accedere a “incentivi per il miglioramento professionale e culturale dell’individuo” e di non vedere “sminuite le occupazioni che non richiedono la laurea”.

LOCKDOWN Nel valutare le misure adottate dal governo e dalle regioni per contrastare la pandemia, si delinea un sentimento ambivalente tra chi non ritiene per nulla corretti i provvedimenti di chiusura e la riduzione dell’attività scolastica (18%), chi li trova poco adeguati (21%), chi li apprezza (18%) e chi li valuta del tutto giusti (10%); in tanti preferiscono collocarsi su una posizione intermedia (33%). Lo stesso si ritrova nel giudizio sulla didattica a distanza, che per il 66% ha sia aspetti positivi sia aspetti negativi, tanto che diversi intervistati avrebbero voluto avere la possibilità di precisare meglio cosa funziona e cosa no. Per il 71% la Dad è importante perché permette di continuare a studiare, per il 43% consente di restare in contatto, ma per il 40% allontana le persone e per il 32% accresce il peso di stare lontani. Solo il 9% ritiene sia che porti il conforto di insegnanti e compagni sia che faccia sentire protetti, contro un 18% secondo cui “mette in difficoltà le famiglie” e un 13% che la valuta “inutile”. Tanto che c’è chi è convinto che “il livello di preparazione con cui concluderemo la formazione sarà basso” e che renda “il processo di miglioramento più lento”; tra i pro, il fatto che “evita due ore di viaggio ogni giorno”.

Giuseppe Del Signore

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