Giornata Poveri / Caritas: «I nuovi poveri abitano accanto a noi»

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Domenica si celebra la quarta Giornata mondiale dei poveri, una condizione su cui il coronavirus è intervenuto aumentando le disuguaglianze. Lo ha certificato Caritas italiana con il documento “Gli anticorpi della solidarietà” pubblicato nelle scorse settimane, in cui 149 Caritas diocesane tra cui quella di Vigevano fanno il punto sulla povertà in relazione alla pandemia. Si tratta di «una lettura dei gravi effetti economici e sociali che si affiancano a quelli sanitari dell’attuale crisi generata dal Covid-19».

Su 450mila richieste di sostegno nel periodo del primo lockdown, il 30% sono giunte da nuovi poveri (129.434 persone), «un dato sottostimato in quanto riferito solo a una quota di Caritas diocesane».

L’incremento dei nuovi soggetti assistiti è stato del 105%, per lo più disoccupati, lavoratori con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, dipendenti in cassa integrazione, precari o intermittenti privi di ammortizzatori sociali, autonomi, stagionali.

IL CONTESTO Alla fine del 2019 si stimava che i poveri assoluti fossero 4.6 milioni, il 7.7% della popolazione contro l’8.4% del 2018, tra cui 1.7 milioni di famiglie equivalenti al 6.4% dei nuclei familiari nel Belpaese (nel 2018 il 7%). Il trend era di una progressiva riduzione dei poveri e secondo il rapporto Caritas era dovuto anche al reddito di cittadinanza, che interessa 1 milione di famiglie anche se «la metà dei beneficiari non si trova in uno stato di povertà relativa» e «in questa situazione, anche misure di reddito minimo, possono tutt’al più intaccare lo strato più superficiale della povertà». Un percorso simile si ritrovava nell’Unione Europea, con una riduzione di 2.7 milioni di indigenti dal 2017 al 2019, per raggiungere i 110 milioni di individui. In Italia la povertà incideva soprattutto sulle regioni del Sud (8.6% della popolazione) e del Nord (5.8%), interessando in maniera più forte gli under34 (sono l’8.9% del totale di questa fascia d’età) e i minori (11.4%), per oltre 1.1 milioni di «bambini e ragazzi in stato di povertà».

IL SARS-COV-2 Su questo scenario è intervenuto il coronavirus, che secondo la Banca d’Italia ha ridotto di oltre il 50% il reddito del 35.8% degli indipendenti, del 27.2% dei dipendenti a termine, del 19.2% dei disoccupati, dell’11.6% dei dipendenti a tempo indeterminato. Senza contare gli effetti che potrà avere questa seconda fase di chiusure. Ecco allora che le Caritas diocesane si sono dovute confrontare con nuove categorie di poveri e hanno rilevato un aumento delle donne (diventate il 54.4%), una concentrazione delle richieste d’aiuto nelle fasce d’età 35-44 (23.7%) e 45-54 (24.6%), la prevalenza degli italiani (52%).

Tra i nuovi problemi nel periodo marzo-maggio al primo posto la perdita del lavoro (nuove domande il 95.9%), quindi difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo (88.8%), disagio psicologico e relazionale (86.4%), difficoltà scolastiche (82.8%), solitudine (82.2%), depressione (77.5%), rinuncia o rinvio di cure (74.6%).

Al contrario sono cresciuti meno violenza e maltrattamenti (45.6% nuovi, 54.4% stabili) e la ludopatia (12.4%). Di fronte a quest’aumento incredibile i direttori, interpellati nel merito dagli estensori del rapporto, hanno manifestato sentimenti di «fragilità e inadeguatezza», «smarrimento e paura», ma anche di «ripensamento e cambiamento» e di gratitudine per la «carità inaspettata».

Mensa poveri
Mensa poveri

ORIZZONTI Una spinta a rivedere i modelli della solidarietà secondo diversi assi, tra cui una maggiore flessibilità dei servizi, il superamento dell’assistenzialismo, l’affiancamento alle parrocchie, la richiesta di un riconoscimento delle Caritas come soggetti attivi nell’emergenza. Anche perché la previsione della Caritas Italiana è che il Paese dovrà affrontare situazioni nuove e particolarmente impattanti.

I poveri post-Covid saranno le persone che stanno scivolando in una situazione di povertà economica inedita», persone «che non hanno mai goduto di protezione sociale» con un intensificarsi delle «oscillazioni dentro-fuori la condizione di povertà

Un quadro in cui «sia per via della instabilità economica che per la discontinuità nella frequenza scolastica, ad essere sfavoriti saranno i minori e gli adolescenti che in Italia scontano da tempo pesanti condizioni di svantaggio», anche a livello locale, come L’Araldo ha mostrato nell’indagine presentata la scorsa settimana. Per far fronte a tutto questo, Caritas richiama l’enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco, per riscoprire la solidarietà:

è una parola che esprime molto più che alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia

Giuseppe Del Signore

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