Povertà / Don Locatelli (Caritas): «In Lomellina uno stipendio non basta più»

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Anche la diocesi di Vigevano sperimenta un aumento della povertà. Don Moreno Locatelli è il direttore della Caritas diocesana ed è in grado di raccontare cosa accade tra Vigevano e la Lomellina. Qual è la situazione?

«Il 12 novembre presenteremo il nostro rapporto. Il dato che raccogliamo non si discosta di molto da quello di Caritas italiana, le criticità che emergono sono le medesime: la povertà nonostante il lavoro, quella ereditaria, la condizione dei giovani e soprattutto dei minori. E questo in un territorio che tutto sommato resiste a livello di occupazione»

Si assiste dunque a un peggioramento del quadro socio-economico.

«Nel 2021 e ancora di più nel 2022 registriamo un aggravamento, conseguenza della pandemia e dei rincari che sono stati percepiti già l’anno scorso e stanno esplodendo in questo»

Nel dossier che presenteremo abbiamo rilevato un aumento intorno al 35% delle persone che hanno fatto richiesta, ma è cresciuta anche la “quantità di aiuto” di cui necessitano

«Se prima un contributo base come la borsa spesa aveva un impatto nell’alleviare i costi, ora quel risparmio di 50/100 euro al mese non basta più. Anche chi prima sbarcava il lunario col Reddito di cittadinanza e magari qualche lavoro in nero, ora non ce la fa più. E’ un dato che registriamo a 360° sul territorio diocesano, in una città come Vigevano e nel resto della Lomellina»

Don Moreno Locatelli

Delineiamo il “ritratto” del povero in Diocesi.

«I “profili” che incontriamo più spesso sono donne, stranieri che vivono nel territorio da anni e non sono irregolari (ma con gli italiani siamo quasi al 50%), prevalentemente giovani perché l’anziano un minimo di garanzia da reddito la ha, sposati a capo di nuclei mono reddito oppure separati (categoria particolarmente fragile), famiglie con figli a carico, per lo più minori. L’occupazione non è un discrimine, una metà sono disoccupati e una metà lavora»

C’è stato un cambiamento nel profilo rispetto a prima della pandemia?

«No, non c’è stato un cambiamento. Le categorie fragili sono le stesse di prima, c’è stata un’esplosione dal punto di vista della quantità. Paradossalmente chi stava bene con la pandemia ha risparmiato, i redditi fissi tutelati sono stati avvantaggiati rispetto ai precari, che non hanno più lavorato. E sul nostro territorio quando dici “precari” comprendi un’infinità di realtà»

perché anche chi è dipendente spesso ha posizioni da “commesso” o simili, che non garantiscono una continuità dell’occupazione né un reddito al riparo dall’aumento dei costi

«Magari continui a mangiare e paghi le bollette, ma rinunci a piccole cose, quali il buono mensa per i figli, che riducono la qualità della vita Qualità vita, Vigevano promossa in lavoro, bocciata in cultura, salute, ambiente»

Al di sotto di quale reddito a Vigevano e in Lomellina si è poveri relativi?

«Non penso sia una questione di stare sopra o sotto i 1200 euro al mese, perché molto lo fa la capacità di gestirli. Noi stiamo pensando a un percorso di formazione sulla gestione delle spese. Un esempio: le persone che si rivolgono a noi quasi sempre hanno bollette più care della media: come mai?»

Quali sono i servizi più richiesti da chi si rivolge alla Caritas diocesana?

«Da un lato c’è il sostegno economico, che comprende borse spesa, contributi, mensa dei poveri, dall’altro c’è il sostegno socio-educativo, che prevede la presa in carico delle famiglie, delle persone con dipendenza, di chi si trova in carcere o ha scontato la sua pena, di chi ha bisogno di un posto in cui dormire o dell’accoglienza diurna. Due dati inquietanti in crescita sono l’abbandono scolastico e le dipendenze, per quanto riguarda il secondo i numeri che vediamo ci ricordano gli anni Settanta; noi abbiamo un’unità mobile e lavoriamo con una forte sinergia con Serd e Cps. Rispetto ai “Neet” invece non si tratta solo di non studiare e non lavorare, ma anche di una fragilità che porta a scontrarsi con la famiglia fino a essere messi fuori casa. Nel 2022 parliamo di 10-12 giovani, un numero importante in un territorio non così grande, tanto da farci pensare di attivare un servizio ad hoc»

Avete in mente il lancio di nuovi servizi?

«L’idea è pensare a uno spazio per questi giovani, dove si possa il più possibile accompagnare queste nuove povertà, anche in rapporto con Cps, accompagnamento al lavoro, Serd. Sarebbe bello avere una struttura fisica. Inoltre a breve apriremo un secondo corridoio umanitario, verso l’Afghanistan. Il primo è stato col Niger e ci ha permesso di accogliere una mamma e una bambina»

Povertà Rapporto Caritas - Titolo di studio e macroregione
Titolo di studio degli assistiti (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

Nel rapporto di Caritas Italiana si pone l’accento sulla difficoltà di fare rete, con la ridondanza di alcuni servizi offerti da più soggetti, la dispersione di risorse, la presenza di troppe figure che confondono chi chiede assistenza…

«Voglio essere positivo. La pandemia ci ha insegnato che, mettendoci assieme, si può dare una risposta efficace, per farlo tuttavia occorre superare il protagonismo che talvolta emerge nel mondo del volontariato. A livello di privato sociale si sta facendo molto, anche il rapporto col pubblico funziona, con Comuni, Piano di Zona, Ats, Asst c’è una collaborazione efficace»

La componente 2 della missione 5 del PNRR prevede l’istituzione di Centri servizi povertà. La Caritas diocesana intende proporsi come soggetto attivo?

«Abbiamo già fatto alcuni passaggi in questa direzione e abbiamo un progetto con il Piano di Zona per non andare per conto nostro. Stiamo collaborando con altre associazioni, Provincia, Comune. Certo occorre fare i conti con la lentezza burocratica e con norme che tagliano fuori realtà meno organizzate di Caritas»

Un altro problema è la scarsa conoscenza di diritti e servizi. Potrebbe essere utile un “Manuale dei diritti” come quello della Caritas di Roma?

Noi dobbiamo essere sul pezzo, è più utile se noi siamo competenti e possiamo accompagnarti, piuttosto che dirti di arrangiarti

Povertà Rapporto Caritas - Occupati e genitori
Confronto tra lavoro dei genitori e lavoro dei figli (“L’anello debole”, Rapporto Caritas 2022)

Che valutazione fa del RdC?

«Sono del tutto favorevole a una forma di reddito per chi è nella condizione di non avere alternativa. Se penso a chi frequenta Caritas, una buona parte non è occupabile. Forse il RdC non ha realizzato le premesse con cui è nato: al Nord raggiunge meno del 20% dei veri poveri. Già la specificazione “di cittadinanza” mi lascia perplesso. E chi non è cittadino? E chi ha forme contrattuali che non corrispondono alla realtà rispetto a chi lavora in nero?»

La comunità diocesana che percezione ha della povertà?

«La premessa è che nelle nostre comunità chi manca sono i poveri, che a messa non vediamo. Entro nel decimo anno di esperienza Caritas e posso dire che la percezione di questo tema è cresciuta molto, forse per una maggiore vicinanza del tema. Tutto il territorio è attivo e c’è un volontariato nuovo, competente. Inoltre è un volontariato più diffuso, che non si limita alla sede di corso Torino a Vigevano, ma è operativo nei Centri d’ascolto di Cava Manara, Gambolò, Mede, Mortara, in quelli recenti di Cilavegna, Vigevano (San Pietro Martire e Madonna Pellegrina), Lomello, Pieve del Cairo. Anche i parroci iniziano a percepire la carità come modo per annunciare il Vangelo attraverso l’attenzione al povero e all’ultimo. Da ultimo la voglia di formarsi è importante e io su questo martello perché i poveri hanno gli stessi diritti che abbiamo noi»

Al centro d’ascolto devi ricevere risposte precise, devi sapere che c’è qualcuno che si sta occupando di te

Giuseppe Del Signore

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