Intelligenza artificiale: la reazione delle scuole

L’Intelligenza artificiale è ormai una realtà consolidata nelle scuole italiane, come dimostrano i dati della ricerca di NoPlagio.it: il 97% degli studenti tra i 16 e i 18 anni utilizza strumenti di IA generativa ogni settimana, soprattutto per ricerche (76%) e compiti (75%). Tuttavia, solo il 22% si fida pienamente dei contenuti generati, evidenziando un bisogno urgente di educazione al pensiero critico e alla cittadinanza digitale. Ma l’intelligenza artificiale si fa strada anche alle scuole medie: molti studenti iniziano ad utilizzarla, in modo però molto più acritico. La ricerca evidenzia che il 58% degli studenti chiede monitoraggio per evitare plagio, mentre il 60% esprime preoccupazione per un uso illimitato dell’IA. Insomma, servono regole chiare e aggiornamenti costanti, soprattutto per distinguere contenuti originali da quelli generati da algoritmi.

LA VOCE DELLE SCUOLE «Le sfide dell’IA sono un obiettivo importante per la scuola – spiega il dirigente delI’Ic “Anna Botto” – Pietro Chierichetti, perché dalla scuola passano alcuni elementi educativi imprescindibili. Da anni il nostro Istituto è impegnato nell’educazione all’uso degli strumenti digitali e abbiamo dedicato al tema molti corsi per gli insegnanti. Nell’immediato futuro è necessario concentrarsi non tanto sulla tecnica dell’utilizzo, ma sulle modalità da un punto di vista etico, pedagogico ed educativo in genere. Si tratta di uno strumento prezioso e sempre più importante, ma occorre educare a un uso che riservi alla persona la centralità.

Sarebbe auspicabile da parte delle istituzioni quelle grandi e quelle piccole, un regolamento o una policy, un po’ sulla scia di quanto è avvenuto per la privacy, che possa evitare distorsioni e indicare un orizzonte di riferimento.

130 INSEGNANTI COINVOLTI Anche l’Ic Viale Libertà ha investito molto nella formazione docenti, con un progetto di otto mesi, terminato sabato scorso, che ha coinvolto 130 insegnanti dei vari livelli scolastici (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado) in corsi su IA, robotica inclusiva e storytelling digitale. «Il percorso – precisa Claudia Limiroli, che è vicaria nella scuola di via Libertà e ha seguito nei dettagli il progetto – ha combinato formazione teorica (con corsi su intelligenza artificiale, robotica inclusiva e metodologie innovative) e laboratori pratici (dallo storytelling digitale alla programmazione con robot umanoidi come Nao), guidati dai formatori della Scuola di Robotica di Genova».

laurea

I FORMATORI I formatori liguri si sono alternati sia in videoconferenza sia online. Secondo Davide Canepa «l’IA diventa utile se applicata con senso e padronanza della materia», mentre per Andrea Germinario «è fondamentale educare a un uso consapevole, poiché gli studenti la useranno sempre più, anche per evitare i compiti». Entrambi concordano sulla necessità di bilanciare opportunità e rischi, formando docenti e alunni sui “pro e contro” della tecnologia.

ALLE SUPERIORI «Quest’anno abbiamo organizzato corsi di formazione sia per i docenti sia per gli studenti – sottolinea Elda Frojo, dirigente all’istituto Luigi Casale di Vigevano – Abbiamo fatto anche un progetto Erasmus sul tema che ha previsto scambi tra studenti del nostro istituto e di una scuola lettone, una polacca e una spagnola proprio sul tema dell’intelligenza artificiale. La professoressa Luisa Broli è un’esperta sul tema e ci è di grande aiuto. Che piaccia o no è già una realtà e bisogna accettare senza demonizzazioni ma nemmeno con superficialità». Attenzione all’intelligenza artificiale anche al liceo Cairoli. «In questo anno scolastico – precisa il dirigente della scuola Alberto Panzarasa – abbiamo proposto alcuni corsi per i docenti sulla IA per capirne potenzialità e limiti. Come sempre si tratta di cogliere i cambiamenti come opportunità e non come rischio. È chiaro che occorre un maggiore controllo sui compiti e sulle verifiche tuttavia è sempre bene ricordare che le innovazioni tecnologiche sono un’opportunità e una risorsa per l’essere umano e non un limite. Dal punto di vista didattico occorre sottolineare ancora una volta come si debba insistere sull’educazione al digitale e questo vale, in modo diverso, per i docenti, per gli alunni e le loro famiglie. Sicuramente questa nuova tecnologia può cambiare il modo di studiare e il modo di rielaborare le informazioni». La scuola è chiamata infatti a un duplice compito: integrare l’IA nella didattica, come dimostrano i vari progetti, e sviluppare negli studenti la capacità di valutare criticamente i contenuti. Come sottolineano i formatori, «senza una solida base educativa, l’IA rischia di diventare una scorciatoia». La strada maestra? Politiche condivise, formazione docenti e un approccio etico che ponga al centro la persona.

Broli: «Un futuro di docenti coach»

Luisa Broli
Luisa Broli

In che misura l’Intelligenza Artificiale è importante per la scuola oggi e perché? E, soprattutto, che ruolo potrà avere in futuro questo strumento rivoluzionario nel contesto educativo? Sono le due domande che abbiamo posto alla professoressa Luisa Broli, esperta per l’istituto Casale di Vigevano, di IA. Di seguito il suo approfondito intervento.

I giovani di oggi sono immersi nella realtà digitale e utilizzano i sistemi di IA, con naturalezza, senza porsi troppi problemi. Occorre tenere presente che ormai l’IA è integrata in moltissimi strumenti come i motori di ricerca (ad es. Google) e i social network. Gli studenti ricorrono frequentemente a sistemi come ChatGPT anche per le attività di preparazione alle verifiche e per lo svolgimento dei compiti a casa.

SENZA LINEE GUIDA A scuola raramente sono previsti percorsi finalizzati all’uso responsabile della IA; non esistono linee guida nazionali, mentre a livello internazionale sono previste ottime indicazioni per lo sviluppo dell’alfabetizzazione in materia di IA. L’approccio alla rivoluzione digitale dovrebbe essere multidisciplinare: occorre sviluppare pensiero critico per poterla affrontare consapevolmente. Gli insegnanti hanno infatti la responsabilità di accompagnare gli studenti nella loro crescita personale, aiutandoli ad affrontare efficacemente la propria vita professionale. Percorsi strutturati di educazione civica digitale focalizzati sulle implicazioni etiche, giuridiche, economiche e sociali dell’IA sono a mio parere assolutamente necessari, ma nella maggioranza delle scuole italiane è il singolo docente a proporre, in forma sporadica, qualche lezione su questi temi.

L’IA DOMINERÀ IL FUTURO In futuro i sistemi di IA saranno sempre più usati e le scuole utilizzeranno piattaforme progettate per la personalizzazione dell’apprendimento: il percorso formativo sarà adattato alle esigenze dello studente che potrà fruire di contenuti specifici modellati sulle sue esigenze. Sarà possibile guardare video, leggere testi, svolgere esercitazioni in autonomia per raggiungere i risultati attesi. Questa prospettiva suscita preoccupazioni in molti docenti che temono di perdere il proprio ruolo educativo. In realtà gli insegnanti sono oggi chiamati a formarsi perché la professione insegnante non sarà sostituita dall’IA, ma sarà radicalmente trasformata. Il docente sarà un coach: non potrà limitarsi ad insegnare la propria disciplina, ma dovrà anche sviluppare pensiero critico, competenze socio-emotive, capacità di gestire i conflitti e creatività. Le soft skills diventeranno sempre più importanti e la scuola dovrà concentrarsi su ciò che è autenticamente umano per contribuire a creare una società dove i diritti delle persone siano davvero tutelati e la pace, fondata sulla giustizia, sia il valore fondamentale da promuovere quotidianamente.

Isabella Giardini, Massimo Sala

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