Vivere più a lungo non basta più, bisogna arrivarci in salute. L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, con un’aspettativa di vita media che oggi supera gli 83 anni. Eppure, vivere a lungo non significa necessariamente vivere bene. Il vero traguardo oggi è quello della longevità in salute che tenga conto della qualità di vita.
BUONA NORME «È vero che oggi si vive più a lungo – spiega la dottoressa Chiara Sidoli, geriatra – ma si invecchia spesso senza salute. Lo stile di vita moderno ha portato più sedentarietà, cibo in eccesso, ma di scarsa qualità e un’esposizione crescente all’inquinamento ambientale». In questo le malattie croniche, come quelle cardiovascolari e metaboliche, sono spesso conseguenza di scelte quotidiane sbagliate. Per contrastare l’invecchiamento “fragile”, la chiave sta proprio nella prevenzione. «L’Oms ha identificato sette determinanti di salute – continua Sidoli – e tra questi ci sono la nutrizione, l’attività fisica, la socializzazione e il mantenimento delle funzioni cognitive». La dieta mediterranea, ricca di cereali integrali, legumi, verdure e povera di grassi saturi, rimane il modello alimentare più consigliato, ma anche il movimento è fondamentale.
Oggi si raccomandano almeno 300 minuti a settimana di attività fisica, anche in età avanzata – continua – Camminare, nuotare e fare esercizi di resistenza aiuta il cuore, rallentando anche il declino degli organi.
SOCIALIZZAZIONE Un altro pilastro per un invecchiamento sano è la relazione con gli altri. «La socializzazione tiene in allenamento il cervello – racconta la geriatra – chi resta isolato, soprattutto dopo la perdita di una rete familiare, rischia di cadere nella depressione e nel rifiuto delle cure. Per questo è importante aiutare gli anziani a non chiudersi in loro stessi». Fondamentali per un invecchiamento attivo anche servizi domiciliari come gli infermieri di famiglia e le Rsa aperte che offrono supporto sanitario e favoriscono l’interazione. «La sanità oggi va anche verso casa – continua – e questa può essere la prima porta per ricominciare a vivere più attivamente soprattutto per quegli anziani che vivono in condizione di solitudine».

LOMELLINA Passi in avanti nella cura e nella presa in carico dell’anziano che devono iniziare dal territorio. «Le difficoltà del territorio ci sono, soprattutto in Lomellina – commenta la dottoressa Tamara Destro, geriatra presso la fondazione Vera Coghi di Castello d’Agogna – C’è ancora una difficoltà significativa nel raggiungere le cure primarie per molti soggetti anziani. Spesso i medici di medicina generale hanno tanti assistiti e i bisogni della persona anziana sono da gestire per la maggior parte da domicilio e stesso le famiglie non riescono a conciliare il lavoro con l’assistenza». In questo un ruolo fondamentale è ricoperto «da servizi intermedi come i centri diurni, che però oggi non sempre riescono ad accogliere anche chi ha decadimento cognitivo».
CURE E il futuro? I recenti studi sulla medicina dell’invecchiamento, come quelli pubblicati sulla rivista scientifica “Nature”, fanno ben sperare. «Le ricerche sui farmaci geroprotettivi sono interessanti – commenta Destro – ma il nostro invecchiamento dipende per il 70% da fattori ambientali e comportamentali e per il solo 30% da fattore genetico. Sicuramente questi studi hanno un prospetto adeguato e ci daranno delle risposte per correggere o quantomeno per lavorare su quel 30%. La medicina è in continua evoluzione e le aspettative sono promettenti».
Rossana Zorzato

