Lomellina, “coltivare” l’acqua contro la siccità

Trasformare una terra di riso come la Lomellina in un bacino di acqua, per salvare la pianura Padana dal cambiamento climatico. Questo è il messaggio emerso dal convegno “Camminare sull’acqua” organizzato da Confagricoltura Pavia a Sartirana lo scorso 5 settembre.

Lasagna

STRATEGIE “Coltivare” l’acqua in Lomellina significherebbe avere a disposizione un miliardo di metri cubi d’acqua, un quarto del fabbisogno idrico della risicoltura, da poter conservare qualora dovessero verificarsi eventi climatici estremi: «Coltivare l’acqua – spiega Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia – significa farla circolare, politica e istituzioni devono iniziare a porre le basi per un ragionamento per una sommersione invernale continua e estesa, rivedendo al contempo le regole di ingaggio del lago Maggiore, in modo da aumentare l’invaso e le modalità di distribuzione dell’acqua». Tutte queste strategie di cui si è discusso a Sartirana hanno l’obiettivo di proteggere il territorio pavese alle conseguenze della siccità, ma anche di stagioni di precipitazioni abbondanti come l’autunno del 2024: «Ormai è necessario – evidenzia Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia – costruire una nuova cultura gestionale dei sistemi fluviali e idraulici. Ciò che era eccezionale ormai è meno della regola e gli eventi meteorologici che si sono verificati lungo il nord Italia durante le ultime settimane lo confermano. La realtà è quella che vediamo ogni giorno, la stessa che sta cambiando tutto ciò che ci circonda a una velocità di cui non abbiamo la consapevolezza e neppure gli attrezzi per gestirla».

USARE LA FALDA Per evitare di tornare a tre anni fa, ai due anni di intensa siccità, Lasagna torna a parlare dell’importanza di «riutilizzare nei mesi invernali le acque depurate per ricaricare la falda invece di scaricarle nei fiumi. Si tratta di un’ipotesi di ricarica continua della falda così da consentire, nei mesi primaverili ed estivi, una più rapida riattivazione dei fontanili e dei colatori in modo da aumentare la risorsa irrigua a disposizione dell’agricoltura». Sarà la falda a salvare la pianura Padana e di conseguenza la Lomellina? Anche secondo Francesco Tornatore, dirigente dell’autorità di bacino del fiume Po è la soluzione più immediata per far fronte al cambiamento climatico: «Dobbiamo iniziare e pensare alla Lomellina come a una waterfarming, diventando in questo modo coltivatori di acqua, oltre a continuare a essere coltivatori di riso».

IMPEGNO DEL GOVERNO Intanto da Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e parlamentare della Lega, arriva l’impegno di stanziare più risorse per il settore agricolo: «Questo governo – ricorda – ha già fatto qualche passo avanti, rispetto alla situazione arretrata del nostro Paese. Dobbiamo imparare a gestire meglio interventi e distribuzione dell’acqua, riducendo i centri di potere e la burocrazia. Dobbiamo superare i veti ideologici che bloccano le infrastrutture necessarie e puntare su digitalizzazione e innovazione. Infine, serve uno sforzo maggiore anche da parte dell’Europa: non bastano vincoli e richiami, servono più risorse da investire per grantire la salvezza del settore agroalimentare». Anche da Giovanni Palli, presidente della provincia di Pavia e sindaco di Varzi, la promessa di ridurre la burocrazia e «semplificare le procedure per ottenere autorizzazioni e licenze in modo da permettere un utilizzo più flessibile e tempestivo dell’acqua, senza compromettere la sua sostenibilità a lungo termine. La terra si sta scaldando a causa dell’effetto dei gas serra. Dobbiamo invertire questa tendenza, stabilizzare il surriscaldamento e prepararci ad adattarci alle nuove condizioni climatiche».

Edoardo Varese

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