Post partum tra luci e ombre

Riaccendere la luce della vita e della speranza dal buio della depressione post partum. Malattia spesso sottovalutata, coinvolge circa il 10-15% di donne nel periodo della maternità. Una condizione che ha ripercussioni non solo sulla salute psicofisica delle neo-mamme, ma anche sullo sviluppo dei bambini e sulla vita relazionale con il partner. Questo il tema trattato nella mattinata di sabato 27 settembre all’Auditorium san Dionigi, nel corso del convegno “Luci & ombre nella depressione post partum”.

DISTINZIONE «Innanzitutto è bene fare distinzione tra baby blues e depressione post partum – precisa Maria Speranza Trebbini, medico di medicina generale – Il primo è una condizione parafisiologica che, nel 70% dei casi, è determinata principalmente dai cambiamenti ormonali e che nel giro di circa tre settimane si riesce a superare». Ma diversa è la depressione post partum.

Nel secondo caso invece – continua – si verifica più o meno dopo un mese dal parto e colpisce circa il 10-15% delle donne, con una durata maggiore rispetto al baby blues e con sintomi più gravi rispetto alla prima condizione con tristezza, ansia, stanchezza e difficoltà a interagire con il bambino.

RISCHIO Una vera e propria malattia che non deve essere scambiata per semplice pigrizia o stanchezza, ma che si può risolvere se riconosciuta in tempi utili. «Dopo il parto, il crollo ormonale predispone ad alcune situazioni che possono portare a una gravità da non sottovalutare – spiega Silvia Arrigoni, ginecologa presso l’Ospedale Civile di Vigevano – portando anche a fattori di rischio pediatrico nello sviluppo del futuro bambino e adolescente». Una condizione che viene accentuata da alcuni fattori. «Bisogna anche tenere in considerazione di elementi psicologici quali ansia, depressione e precedenti malattie psichiatriche anche in famiglia possono contribuire notevolmente nello sviluppo della depressione post partum, fenomeno vissuto anche dagli stessi padri – racconta Arrigoni – accentuati poi da fattori ostetrici, pediatrici, allattamento, ma anche valori sociodemografici che impattano sul nucleo famigliare».

decalogo neonati

SCREENING Per questo riconoscere in tempo alcuni campanelli d’allarme è quanto mai una priorità. «In Italia il suicidio è tra le prime tre cause di morte materna – continua Alessandra Ornati, medico ginecologa – dimostrazione di come sia importante fare screening a queste pazienti per poter intervenire il prima possibile con una cura e supporto psicologico efficace». Strumenti essenziali per una pronta diagnosi, non solo il dialogo con persone care o medici, ma anche il sottoporsi a dei questionari. «Ci sono dei test con dieci semplicissime domande per percepire i fattori di rischio – racconta Ornati – da somministrare a metà gravidanza e, una seconda volta, entro i primi quaranta giorni dal parto, in modo da capire l’assetto emotivo, grazie ai punteggi positivi o negativi». Risultati che, se degni di nota, permettono una rapida presa in carico della paziente.

Rossana Zorzato

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