Riscatto della laurea, come funziona e quando conviene?

Anticipare la pensione è uno degli obiettivi principali di molti lavoratori, soprattutto per chi ha iniziato presto la carriera e vuole “staccare” prima. Tra gli strumenti più utilizzati c’è il riscatto della laurea, ovvero la possibilità di trasformare gli anni universitari in anni di contributi versati. Ma attenzione: non sempre questa operazione porta ai benefici sperati.

RISCATTO DELLA LAUREA Il riscatto permette di “valorizzare” fino a cinque anni di studi universitari, pagando un certo importo per ogni anno da riscattare, in modo da farli valere ai fini pensionistici. Si tratta di un’opzione particolarmente interessante per chi ha frequentato un’università regolare e intende aumentare gli anni di contribuzione o accedere alla pensione anticipata. Esistono due formule principali: riscatto ordinario, con costo variabile in base alla retribuzione; riscatto agevolato, che prevede un costo fisso calcolato su un reddito minimo (pari a poco più di 6.000 euro lordi per anno riscattato). In entrambi i casi, l’importo è interamente deducibile fiscalmente.

QUANDO CONVIENE? Le simulazioni mostrano chiaramente che il riscatto della laurea conviene soprattutto a chi ha iniziato a lavorare a 24 anni, senza interruzioni nella carriera. In questo scenario, il vantaggio è massimo: si può arrivare ad anticipare il momento della pensione anche di oltre cinque anni. Un esempio pratico: un uomo che ha iniziato a lavorare a 24 anni può andare in pensione a 61 anni e 6 mesi anziché a 67, se ha riscattato tutti e cinque gli anni di studio. Anche per le donne lo scarto può essere simile. Inoltre, per chi ha carriere lunghe e retribuzioni medio-alte, il riscatto aumenta anche l’importo della pensione, rendendolo un investimento non solo per andare prima in pensione, ma anche per avere un assegno più ricco.

VANTAGGIO O NO? Il discorso cambia radicalmente per chi ha iniziato a lavorare più tardi, ad esempio a 27 o 30 anni. In questi casi, il margine di anticipo sulla pensione si restringe notevolmente. Per chi entra nel mondo del lavoro a 27 anni, il guadagno è di circa 2-3 anni; per chi comincia a 30, in molti casi non c’è alcun vantaggio concreto. Più l’età di inizio lavoro si avvicina ai 30 anni, più il riscatto perde efficacia. In alcune situazioni – soprattutto per chi ha carriere discontinue o periodi di disoccupazione – il riscatto può risultare inutile o addirittura controproducente, perché non consente di maturare i requisiti per la pensione anticipata e obbliga comunque ad attendere i 67 anni.

I CONTRIBUTIVI PURI Un caso particolare riguarda chi ha iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996, rientrando nel sistema contributivo puro. In questo sistema, per poter accedere alla pensione anticipata a 64 anni, servono almeno 20 anni di contributi effettivi e un assegno pensionistico non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale (cioè circa 1.600 euro al mese). Se questi due requisiti non vengono rispettati – magari perché si hanno salari bassi o carriere frammentate – si finisce comunque per andare in pensione a 67 anni, anche se si sono riscattati tutti gli anni di laurea. In altre parole: si rischia di pagare migliaia di euro per non ottenere nessun anticipo sulla pensione.

QUANTO COSTA? Il costo dipende dal metodo scelto e dalla situazione contributiva del lavoratore. Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996, il costo è di circa 6.123 euro per ogni anno riscattato, quindi circa 30.600 euro per 5 anni. Con il metodo ordinario, per chi ha già lavorato prima del 1996, il costo è proporzionale allo stipendio: per chi guadagna 36.000 euro lordi all’anno, può arrivare fino a 11.880 euro l’anno, per un totale vicino a 60.000 euro per tutti e cinque gli anni. In ogni caso, le somme sono interamente deducibili, il che consente un recupero fiscale parziale.

Massimo Sala

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