La sanità lombarda sta iniziando a cambiare volto. Lo scorso 14 dicembre è stata approvata la legge regionale 22 del 2021, che prevede l’istituzione di Case e Ospedali di comunità e avvia un percorso di trasformazione dell’assistenza sanitaria di prossimità ovvero di quella che, a partire dai medici di “famiglia” e dai pediatri, si trova a più stretto contatto con la cittadinanza. Tuttavia questi cambiamenti avvengono in un contesto di grande difficoltà a causa del persistere della pandemia, che ha rallentato o interrotto visite specialistiche, interventi chirurgici, attività di diagnosi precoce. L’Araldo ha chiesto di inquadrare i processi in atto al presidente dell’Ordine dei medici di Pavia Claudio Lisi. Dottor Lisi, dal vostro punto di osservazione che percezione avete per quanto riguarda il trattamento delle patologie diverse dalla Covid-19?
«Come Federazione degli Ordini dei Medici denunciamo da tempo il problema delle “cure mancate” causa Covid 19, una questione che riguarda da vicino anche gli ospedali pavesi. Tutti i dati indicano che non sono diminuiti soltanto i ricoveri, ma anche le prestazioni di specialistica ambulatoriale e gli interventi chirurgici programmati»
Quali sono gli ambiti in cui riscontrate le criticità maggiori?
Possiamo dire che le aree maggiormente coinvolte sono quelle della chirurgia generale, dell’otorinolaringoiatria, della chirurgia vascolare e della ortopedia

Dal punto di vista dell’oncologia, c’è un rallentamento delle campagne di screening (seno, colon retto, ecc)?
«Ci sono state riduzioni importanti anche in ambito oncologico, compresi i ricoveri di chirurgia oncologica che non avrebbero dovuto subire interruzioni. Insomma, tutti i dati sull’entità del fenomeno delle “cure mancate” ai pazienti non Covid sono molto preoccupanti e descrivono una vera e propria emergenza, che deve essere affrontata immediatamente e con grande attenzione. Serve un sistema efficiente, efficace e tempestivo sull’attuazione delle misure volte alla ripresa delle “normali” prestazioni: bisogna dare piena attuazione al piano di recupero delle liste di attesa, rendendo trasparenti le informazioni sui modelli organizzativi applicati, sulle tempistiche e sui criteri di priorità»
Lo scorso 30 novembre è stata approvata la riforma regionale della sanità che dovrebbe tradurre in Lombardia quanto previsto dal Pnrr a livello di medicina territoriale. Come valutate questo provvedimento?
«Bisogna innanzitutto sottolineare la celerità con cui la Lombardia, prima regione italiana, ha approvato le indicazioni del Pnrr, soprattutto per quanto riguarda la costituzione delle Case e degli Ospedali di Comunità. Rimangono tuttavia alcune perplessità legate alla carenza del personale sanitario, sia medico sia infermieristico, che dovrà esercitare in queste strutture»
Che ruolo avranno i medici di medicina generale rispetto alle Case della comunità?
«Ci sono delle criticità ancora da definire anche sulle mansioni dei medici di medicina generale, che oltre che in queste strutture dovranno anche continuare a esercitare nei propri ambulatori: questo aspetto sarà definito meglio nel nuovo contratto di lavoro»

Sul territorio pavese si sconta ancora una carenza di medici di medicina generale: la situazione è in miglioramento o in peggioramento?
«Ricordiamo innanzitutto che la carenza di medici di base che soffriamo oggi è dovuta al fatto che diversi di loro sono andati in pensione e che pochi ne sono stati inseriti. In generale bisogna dire che scontiamo una mancanza di programmazione adeguata e una minor attrattività per questa professione medica, sempre più burocratizzata e meno economicamente gratificante rispetto al passato. Anche le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), istituite in periodo Covid, hanno accentuato questo problema. Per quanto riguarda in particolare la nostra provincia abbiamo più volte sottolineato che esiste una difficoltà di copertura del territorio, prevalentemente nelle zone più disagiate. Inoltre la scuola formazione di Pavia dei medici di medicina generale vede pochi iscritti, forse perché Pavia è sede universitaria per cui si preferisce fare domanda in altre specialità. Al momento la carenza di medici di medicina generale viene tamponata assumendo medici incaricati oppure chiedendo ad altri medici della zona di garantire l’assistenza ai cittadini, che sono al momento sprovvisti del proprio medico curante»
A questo proposito però la recente ipotesi di alzare il numero massimo di pazienti da 1500 a 2000 non è proponibile perché aumenterebbe ancora di più un carico di lavoro già molto elevato
Dal punto di vista degli specialisti ospedalieri invece vi sono delle carenze? In quali specialità in particolare?
«Le carenze sono quelle che denunciamo ormai da anni. In alcune discipline la situazione è più grave che in altre, ma in generale non è cambiata: anche in questo caso si sconta una mancanza di programmazione adeguata»

Tra gli iscritti all’Ordine dei medici di Pavia quanti sono sospesi in quanto non vaccinati?
«Attualmente i medici sospesi sono 38, ma ci sono ancora circa 80 posizioni in accertamento: si tratta di nominativi tra quelli inseriti nell’elenco nazionale della Federazione degli ordini dei medici, che sono esonerati temporaneamente o che sono in attesa di completare il ciclo vaccinale. I numeri sono in continuo mutamento, ma quello che possiamo sicuramente affermare con certezza è che si tratta di percentuali che sono nella media nazionale: l’Ordine di Pavia ha oltre 5mila medici iscritti e quasi 700 odontoiatri»
Avete avuto segnalazioni di professionisti che continuano a ricevere in ambulatorio nonostante la sospensione?
«Al momento no. E comunque, nel caso dovessero verificarsi episodi del genere, sono comportamenti che se accertati sono passibili di un provvedimento disciplinare»
a cura di G.D.S.

