Il vaccino contro l’herpes zoster potrebbe avere benefici che vanno oltre la prevenzione del fuoco di Sant’Antonio. Uno studio condotto in Galles e pubblicato nel 2025 sulla rivista Nature ha rilevato una riduzione relativa del 20% delle nuove diagnosi di demenza tra le persone vaccinate, nel corso di sette anni dall’iniezione.
LO STUDIO La ricerca ha coinvolto circa 280mila persone e ha confrontato gruppi di età simile con diverse possibilità di ricevere il vaccino. Il tutto con un risultato promettente, anche se è bene mettere le mani avanti perché non equivale ancora a una prova definitiva che la vaccinazione prevenga la demenza. Nel frattempo, anche i dati sui decessi per demenza in Inghilterra e Galles hanno confermato il segnale positivo, pur sempre da verificare in altri contesti.
Gli studi disponibili sono in larga parte osservazionali multicentrici: mostrano un’associazione, ma da soli non dimostrano un rapporto di causa-effetto – spiega la dottoressa Chiara Sidoli, geriatra presso l’Asst di Pavia – Sono infatti in corso ulteriori studi per capire meglio il nesso causale e confermare questi risultati».

VIRUS L’herpes zoster, conosciuto come fuoco di Sant’Antonio, è causato dal virus varicella-zoster, lo stesso responsabile della varicella. Dopo la prima infezione, il virus non scompare del tutto: rimane latente nell’organismo e può riattivarsi anni dopo, soprattutto quando le difese immunitarie si indeboliscono a seguito di forti stati di stress. La riattivazione, più frequente con l’età, può provocare quindi un’eruzione dolorosa e lasciare strascichi anche dopo la guarigione. Ma quindi quale legame potrebbe esserci con la demenza? Una delle ipotesi riguarda proprio lo stato infiammatorio. «Quando il virus si riattiva, può innescare una risposta infiammatoria generale – osserva Sidoli – Uno stato proinfiammatorio che può incidere sulla salute dei vasi sanguigni, anche quelli cerebrali e potrebbe contribuire ai processi coinvolti nel deterioramento cognitivo». E tra questi fattori, si ipotizza anche un effetto sull’accumulo di beta-amiloide, «una proteina che tutti noi produciamo, ma che se depositata in eccesso nel nostro corpo è imputata alla manifestazione della malattia d’Alzheimer».
BENEFICI Le ricerche richiamano inoltre l’attenzione sui possibili benefici cardiovascolari della vaccinazione, «con una riduzione degli eventi cardiovascolari del 5-10%». Tra le ipotesi allo studio c’è anche un possibile effetto immunomodulante dell’adiuvante contenuto nel vaccino, ancora da confermare. Attenzione però, perché aver avuto la varicella da bambini non esclude la possibilità di sviluppare in seguito il fuoco di Sant’Antonio. Il virus rimasto latente può riattivarsi con l’età o in condizioni di immunodepressione. «La vaccinazione serve a richiamare la risposta immunitaria e a ridurre la probabilità che la malattia si riaccenda e riacutizzi – conclude la geriatra – L’herpes zoster può causare complicazioni importanti, tra cui dolore cronico e invalidante. Per questo la prevenzione resta fondamentale per proteggere dalla malattia. L’eventuale impatto sulla demenza è una prospettiva interessante, che la ricerca dovrà chiarire».
Rossana Zorzato

