La pace non come utopia, ma come progetto politico in cui il Papa crede fermamente. Per questo Francesco ha scritto il libro “Contro la guerra: il coraggio di costruire la pace” nel quale prosegue un percorso che è centrale nel suo pontificato sin dall’enciclica “Fratelli tutti”. Da anni il Santo padre parla della «terza guerra mondiale» che si combatte «a pezzi», ma ora «quei pezzi sono diventati sempre più grandi, saldandosi tra loro».
NEL SOLCO DEI PONTEFICI Ecco allora la necessità di trasformare la riflessione in azione, perché «la guerra è un sacrilegio! Non posso non ricordare la supplica con cui nel 1962 san Giovanni XXIII chiese ai potenti del suo tempo di fermare un’escalation bellica che avrebbe potuto trascinare il mondo nel baratro del conflitto nucleare. Non posso dimenticare la forza con cui san Paolo VI, intervenendo nel 1965 all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, disse: “Mai più la guerra! Mai più la guerra!”. O, ancora, i tanti appelli per la pace di san Giovanni Paolo II, che nel 1991 ha definito la guerra “un’avventura senza ritorno”». Del resto «stravolge tutto, è follia pura, il suo unico obiettivo è la distruzione ed essa si sviluppa e cresce proprio attraverso la distruzione e se avessimo memoria, non spenderemmo decine, centinaia di miliardi per il riarmo».

OPZIONE VERA Al contrario le risorse umane e finanziarie dovrebbero essere concentrate nel costruire un’alternativa ai combattimenti. «Di fronte alle immagini di morte che ci arrivano dall’Ucraina – scrive Francesco – è difficile sperare. Eppure ci sono segni di speranza. Ci sono milioni di persone che non aspirano alla guerra, che non giustificano la guerra, ma chiedono pace. Ci sono milioni di giovani che ci chiedono di fare di tutto, il possibile e l’impossibile, per fermare la guerra, per fermare le guerre. È pensando innanzitutto a loro, ai giovani, e ai bambini, che dobbiamo ripetere insieme: mai più la guerra». Già in “Fratelli tutti” il Papa aveva proposto di «usare il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari per costituire un Fondo mondiale destinato a eliminare finalmente la fame e a favorire lo sviluppo dei Paesi più poveri».
BIVIO Agli occhi di Francesco la guerra e la pace sono una scelta. «Pezzo dopo pezzo il mondo rischia di diventare il teatro di un’unica Terza guerra mondiale. Ci si avvia come fosse ineluttabile. Invece dobbiamo ripetere con forza: no, non è ineluttabile! No, la guerra non è ineluttabile!». Si tratta di decisioni di cui ogni comunità è responsabile collettivamente e individualmente, nel primo caso a livello di percorsi politici perseguiti e nel secondo a livello di orientamento dei singoli che, come cittadini, esercitano il diritto di voto o attuano comportamenti che, anche se quotidiani, in realtà sono l’ultimo ingranaggio di un meccanismo che alimenta la fucina della guerra, si pensi ad esempio ai consumi energetici.
Giuseppe Del Signore

