Solo un giovane su dieci vorrebbe vivere da grande a Vigevano o in Lomellina. E’ forse il dato più forte tra quelli emersi dal sondaggio “Giovani & Prospettive” condotto da L’Araldo tra i ragazzi del territorio.
L’obiettivo era investigarne emozioni, preoccupazioni, aspettative, percezioni per cogliere il loro sguardo sul territorio e sul mondo in cui vivono.
Al questionario anonimo hanno risposto in 284, il 53.9% con 17 anni o meno, il 26.4% con 18, il 3.9% con 24 o più e gli altri distribuiti in maniera omogenea tra i 19 e i 23. Di questi il 90.5% è cittadino italiano, il 65.1% sono ragazze, il 32.7% ragazzi e il 2.1% dichiara di appartenere a un altro genere. Quanto all’attività, la maggior parte è studente presso un istituto tecnico (40.5%), un liceo (38%), un Its (3.9%) o un’università (8.1%), il 7% lavora, il 2.1% è disoccupato. Per la diffusione del sondaggio si è potuto contare sulla collaborazione degli istituti Cairoli, Casale, Caramuel di Vigevano e Omodeo di Mortara.
NON QUI Tra chi ha risposto solo il 9.5% si immagina a Vigevano o in Lomellina nel futuro, il 17.3% crede che si sposterà a Milano o in Lombardia, il 26.8% altrove in Italia e soprattutto il 46.5% all’estero, quasi la metà. Questo nonostante gran parte si senta italiano (45.4%) o lombardo (7.7%), a fronte di un 27.1% che si percepisce “cittadino del mondo” e un 6.3% europeo. Cosa rende allora poco attrattivo il territorio? Sembrano essere le sue carenze, a partire dalla cura per gli spazi pubblici, tanto che il 53.5% degli intervistati lamenta lo scarso “decoro urbano” (inteso come pulizia della città, presenza di aree verdi e panchine) e in generale si ravvisa la mancanza di spazi di aggregazione: per il tempo libero nel 44.7% dei casi, per le attività ricreative nel 40.1%, per i giovani (biblioteche, aule studio, punti di ritrovo) nel 36.3%, per attività sportive nel 24.3%. Il 49.6% dei giovani sottolinea anche di non ricevere agevolazioni economiche dedicate – ad esempio per autobus o treni, sanità, accesso a teatri o cinema – e il 48.2% di non poter contare su trasporti adeguati; anche l’offerta formativa non li soddisfa, il 50.4% vorrebbe istituti per la formazione post-diploma in loco e il 35.2% poli scolastici al posto degli edifici esistenti.
POCHE OCCASIONI Allargando lo sguardo a livello nazionale, solo per il 3.6% del campione l’attenzione che l’Italia dedica ai giovani è alta o molto alta, mentre per il 48.9% è scarsa e per il 25.7% inesistente; viceversa il 37.8% pensa che l’attenzione per gli anziani sia forte o molto forte.
I giovani ritengono i loro diritti per nulla o poco tutelati (29.9% e 44%), solo l’1.1% e il 3.9% ritiene che ci sia un riconoscimento consistente o adeguato.
Di cosa sentono di avere bisogno? Nell’ordine di investimenti sul sistema d’istruzione (70.4%), fondi per diventare autonomi presto (64.1%), una riforma del mondo del lavoro (60.2%), salario minimo (40.1%), maggiori responsabilità (31.3%), un “reddito di giovinezza” (20.8%), ma c’è anche chi chiede «ispirazione», «vere prospettive», «diritti civili ampliati». Chiamati a riflettere su cosa offre loro l’Italia, il 38% afferma “nulla”, ma c’è anche chi si concentra su “un buon sistema sanitario” (41.5%), “una buona qualità della vita” (26.8%), “un sistema d’istruzione adeguato” (24.6%), “crescita professionale” (11.3%), “offerta di lavoro” (8.1%). E c’è chi ironizza suggerendo che il Belpaese
offre l’opportunità di perdere opportunità
o «un alto tasso di ansia scolastica».
CONTRASTO Una certa ansia torna anche quando si considerano le emozioni provate, che sono abbastanza contrastanti. Se da un lato preoccupazione (60.7%) e paura (40.4%) sono ben presenti, dall’altro lato convivono con aspettativa (48.4%) e fiducia (36.1%), così come troviamo ben rappresentati smarrimento (33.3%) e gioia (26%). Nondimeno c’è una prevalenza di quelle negative su quelle positive, cosicché si ritrovano con una discreta frequenza anche frustrazione (13.7%), instabilità (27.4%), malinconia (13%) e rabbia (5.3%), cui fanno da contraltare sicurezza (12.3%) e serenità (17.2%). Quali sono le preoccupazioni che scatenano questa ridda di sensazioni? Al di là di quelle legate alla vita privata e a cui in parte si accennato prima per quanto riguarda le prospettive future e le opportunità che offre l’Italia, un ruolo centrale lo ha il lavoro, che preoccupa tanto il 49.1% del campione e abbastanza il 29.8%, quasi 8 soggetti su 10, seguito dalle discriminazioni, 43.2% e 24.2%, e dalle disuguaglianze, 42.8% e 23.2%, ovvero quasi 7 su 10, quindi dal cambiamento climatico, 34.7% e 30.5%, via via meno l’inflazione, 25.6% e 33%, la crisi energetica, 22.1% e 39.6%, e la guerra in Ucraina, che suscita più disinteresse (36.8% degli intervistati) che coinvolgimento (27.3%).
IL PASSATO L’Araldo aveva condotto un’indagine simile a novembre 2020, su un campione più ridotto. Nel pieno del secondo lockdown le emozioni prevalenti erano preoccupazione (56.4%), senso di sfida (39.6%), paura (36.6%), instabilità (35.6%), smarrimento (26.7%), dati alla luce dei quali oggi sembrerebbero avanzare le “energie” positive; ma se due anni fa “solo” il 51.5% riteneva che l’attenzione per i giovani fosse scarsa o nulla, ora si è saliti al 64.7%; resta ai primi posti la richiesta di una riforma del mondo del lavoro, seguita dagli investimenti sul sistema d’istruzione. Quanto al luogo in cui ci si immagina da adulti, il 51.5% rispondeva all’estero contro il 46.3% attuale, il 5.9% a Vigevano o in Lomellina contro il 9.5%.
Giuseppe Del Signore

