Sport di base / Fasani (Csi Lombardia): «Ripartiamo dai bambini e dal no a violenza e razzismo»

Avvicinare i bambini allo sport, allargare la base degli adulti, contrastare la violenza che sempre più diventa protagonista sui campi sportivi anche a livello amatoriale. Questi sono i punti chiave su cui secondo Paolo Fasani, presidente regionale del Centro Sportivo Italiano, occorre investire energie e risorse per dare un futuro allo sport di base. Presidente, il Ct Mancini, parlando del calcio lo scorso marzo, ha detto che la crisi della nazionale e del calcio italiano è dovuta soprattutto al fatto che non si gioca più a pallone per strada. Cosa ne pensa?

«Che è un’affermazione vera, al di là di quello che era una volta, dove tutti giocavano bene o male a pallone, perché questo forse era uno sport che chiunque poteva praticare, bastava andare in un campetto di un oratorio. Ora i tempi sono cambiati, ma più la base della piramide è larga e più si possono avere campioni eccellenti. Più persone praticano sport di base e più è facile emergano campioni, più è stretta e meno possibilità ci sono»

Lo sport italiano deve capire che se non si allarga lo sport di base difficilmente si potranno avere punte di eccellenza

03 PP sport di base - Csi Paolo fasani
Paola Fasani, presidente regionale del Csi

«Alcune discipline lo hanno fatto e hanno avuto risultati molto importanti. Si pensi ai successi della pallavolo 10-15 anni fa, hanno spinto un allargamento della base soprattutto nel femminile e questo a sua volta ha portato ulteriori nuovi risultati d’eccellenza. Lo stesso è avvenuto nell’atletica, che ha ampliato la partecipazione a partire dai livelli più bassi. I grandi successi hanno fatto da traino per aumentare anche lo sport di base»

Il Csi da questo punto di vista che ruolo ha?

«Gli enti come il Csi hanno il compito di favorire questa diffusione, di far sì che tante persone, più persone, pratichino gli sport di base, a partire dai ragazzi. Non occorre pensare a una concorrenza tra enti e federazioni diverse, ma al fatto che più persone fanno attività sportiva a tutti i livelli, più ci saranno persone tecnicamente valide in cima alla piramide»

Bisogna partire dalla scuola.

«Pian piano si sta andando avanti, ma dipende da regione a regione e dall’impiantistica scolastica disponibile. Sulla scuola primaria piano piano si è partiti coi docenti di educazione fisica, per ora si è a livello di progetti, piano piano si arriverà ai risultati. Addirittura dalla scuola dell’infanzia bisognerebbe che i bambini fossero coinvolti. Non già lo sport vero e proprio, ma i movimenti propedeutici a quello che poi verrà. E’ fondamentale. Si ha un orientamento all’attività del bambino, che permette anche di rispondere a problemi come quello dell’obesità: non si risolve tutto, ma farli muovere, giocare, correre è fondamentale»

Come è cambiato lo sport di base o amatoriale negli ultimi anni?

«Lo sport di base a livello amatoriale è nato verso gli anni ’70-’80, quando in tanti hanno cominciato a smettere di giocare in modo agonistico perché non volevano più fare 3-4 allenamenti settimanali, ma volevano continuare a giocare e divertirsi. Oggi anche lo sport amatoriale sta risentendo del calo demografico. Nuovi rinforzi dai giovani ce ne sono meno, ma perché diminuisce anche il numero di chi pratica in generale a quell’età. Questo declino è destinato a continuare nei prossimi anni, anche se in maniera diversa a seconda delle discipline»

I numeri dei vostri tesserati dicono che la partecipazione è in aumento o in diminuzione?

«Come riportano anche i dati di “Sport e salute”, c’è un crollo verticale nella fascia d’età tra i 14-15 e i 18-20 anni»

Questo danneggia quello che può essere lo sport degli anni successivi, perché è un’età critica per l’abbandono sportivo: questi ragazzi difficilmente da adulti tornano. Si smette per tanti motivi, tra cui la troppa pressione della disciplina che si pratica, della famiglia, della fidanzata; manca il divertimento e chi fa sport controvoglia prima o poi smette

«La pandemia ha dato un’accelerazione»

Quali sono le discipline che godono di buona salute e in quali assistete a un declino?

«Sono nate delle discipline che fino a 15-20 anni fa erano sconosciute, ad esempio nell’atletica possiamo citare il podismo non competitivo e competitivo a bassi livelli, che nell’ultimo decennio è cresciuto molto. Poi dipende dalle zone, in alcune il basket è molto forte. In generale invece constatiamo che la pallavolo maschile è ridotta al lumicino, mentre la femminile gode di una forte presa, anche la pallacanestro femminile sta conoscendo un declino, alcune squadre hanno ottimi risultati, ma a livello base si è ridotta molto la partecipazione»

Sport di base volley florens
la Florens

Anche a livello di strutture sportive, la disponibilità di spazi per l’attività non agonistica e “ricreativa” sembra diminuire.

«La provincia di Pavia per ragioni di tipo anagrafico-sociali e amministrative soffre. Ci sono comuni molto piccoli, con tanti anziani e con poche risorse – situazione simile a Lodi, Cremona e Mantova – una povertà che si ripercuote sulle strutture. La differenza si vede con territori come bresciano, bergamasco, brianzolo»

A questo si aggiunge il fatto che ormai tutti gli enti locali fanno in modo di non gestire gli impianti, perché non ce la fanno, rivolgendosi a società sportive. Dove mancano paletti chiari negli atti di concessione diventa difficile un’attività di tipo sociale-ricreativo

«Il problema c’è, anche nelle palestre scolastiche, dove si aggiungono anche aspetti banali come individuare chi apre, chiude e controlla»

Nella stagione in corso sono stati numerosi gli episodi di violenza, anche nei campionati di Pavia e Lomellina con persone aggredite e insulti a sfondo razziale. A cosa è dovuto?

«La pandemia ha dato del carburante a quella che era già una situazione di persone che andavano in campo per sfogarsi più che per giocare. E’ un fenomeno che da combattere, non solo con provvedimenti disciplinari, ma agendo prima e con la collaborazione piena dei dirigenti della società»

Che ci siano degli insulti razzisti da parte di squadre o tifoserie che sono iscritte al Csi e dovrebbero riconoscersi nei suoi valori, è un fatto che si commenta da solo

PP Sport di base - no al razzismo
la protesta dell’A-Team Gifra dopo un episodio di razzismo nel campionato Csi Open 11 girone B

Come pensate di intervenire?

Noi stiamo cercando di formare meglio quella che è la nostra classe arbitrale, che ci rappresenta in campo, perché dove ci sono queste situazioni estreme si arrivi anche a sospendere la partita come già previsto nelle gare delle massime serie. Da settembre facciamo incontri formativi mensili obbligatori, che non si concentrano solo sull’aspetto tecnico, ma anche comportamentale. Lasciar correre non è la scelta giusta

«Ci vuole però collaborazione tra chi organizza, le società, gli atleti, il pubblico: se ci sono delle persone che non sono in linea con lo spirito sportivo – non agonistico – allora non rispettano l’integrità fisica e morale delle altre persone e occorre intervenire perché poi diventa difficile far restare tranquillo e sereno tutto l’ambiente. Sarebbe bello organizzare un evento formativo col coinvolgimento delle società e dei dirigenti all’inizio della prossima stagione, anche se deve esserci la volontà da parte di tutti di partecipare. L’invito è chiaro: non si va in campo per sfogarsi, per aggredire, ma per giocare. In modo agonistico sì, anche con durezza a volte, ma con rispetto dell’integrità delle persone. Tutto deve concludersi con una stretta di mano, anche quando si è sbagliato»

Giuseppe Del Signore

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