«Un esempio per l’umanità come persona e come istituzione»

«Un grande papa perché in primis è stato un grande uomo».    Carlo Camera, presente a Roma sabato 26 aprile ai funerali di papa Francesco, ricorda la sua umanità e la sua propensione a mettersi a completa disposizione del prossimo, dà una sua testimonianza del rito a cui ha assistito.

Viola San Martino
Viola, sindaco di San Martino Siccomario

LA TESTIMONIANZA Per il comandante della polizia locale di San Martino Siccomario, il santo padre ha saputo dare «un’attenzione ai poveri, agli emarginati e al prossimo». Uno sguardo che «ha saputo riportare la Chiesa alle origini, trasmettendo e infondendo a tutti, credenti e non, un messaggio di speranza. Così come Gesù era solito andare dai peccatori per portare loro la parola di Dio, così papa Francesco andava sempre dagli ultimi». E quel messaggio di speranza, di una Chiesa senza confini, si è visto anche sabato, quando è arrivato il momento di dare al santo padre l’ultimo saluto: «La sua semplicità – ricorda Carlo Camera – si è vista e percepita fino all’ultimo. La sua grande semplicità ha colpito i fedeli. Non ha voluto la croce d’oro, e ha indossato le sue scarpe nere consumate. Chi è stato papa Bergoglio la storia e i fedeli lo potranno raccontare con quei graffi sulle scarpe.

Un’immagine potente come poche, così come la sua tomba, tanto semplice quanto meravigliosa. 

L’INCONTRO Camera ricorda anche il “primo miracolo” di Francesco: «L’incontro tra Trump e Zelensky, un semplice quarto d’ora, può rappresentare uno spiraglio di pace per il futuro. Il successore di papa Bergoglio avrà sulle proprie spalle un’eredità importante come poche». Semplicità, quella del santo padre, apprezzata anche da Andrea Viola, sindaco di San Martino Siccomario, che come fedele ha visitato lo scorso mercoledì 23 aprile la salma di papa Bergoglio: «È stato il papa della mia maturità – sottolinea Andrea Viola – Giovanni Paolo II è vissuto in un contesto storico notevolmente diverso da quello odierno, poi sono cresciuto con Benedetto XVI e sono arrivato a 56 anni con un pontefice che ha rappresentato come pochi i valori cristiani in cui credo e con i quali sono cresciuto. Ho voluto salutarlo  non da sindaco, ma da privato cittadino, da forte cattolico quale sono, perché è stato un grande papa che ci lascia una grande eredità, essere sempre a disposizione degli ultimi, ascoltare le esigenze di tutti». Ecco che tocca ai fedeli il compito di portare avanti, tramandare anche alle nuove generazioni tutti «questi insegnamenti. Il papa è il rappresentante di Dio in terra, un papa non può non essere un punto di riferimento per tutta l’umanità. Il lavaggio dei piedi dei giovani detenuti del Casal del Marmo di Roma in occasione del Giovedì Santo, uno dei momenti più importanti del suo pontificato. E non posso dimenticare la parola base del suo pensiero: il dialogo». 

Edoardo Varese

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