Ottant’anni di passione per la montagna, amicizia e condivisione. La sezione di Mortara del Club Alpino Italiano celebra nel 2026 un importante anniversario, ripercorrendo una storia cominciata nel difficile dopoguerra e proiettata ancora oggi verso nuove esperienze.
ITALIA NOSTRA Un percorso che ha coinvolto generazioni di appassionati, avvicinandoli all’escursionismo, all’alpinismo e all’arrampicata, ma che ha anche intrecciato profondamente il nome della città con quello di un rifugio ai piedi del Monte Rosa: il “Città di Mortara”. A raccontare la vicenda è il notiziario della sezione lomellina di Italia Nostra curato da Anna Galeazzi. Tutto comincia nel 1946, quando un gruppo di amici mortaresi, accomunati dall’amore per la montagna, si ritrova in un locale del vecchio albergo Tre Re in corso Garibaldi, decidendo di fondare una sezione locale del Cai. Primo presidente è l’avvocato Guglielmo Magnaghi. La prima iniziativa è una gita in alta Valsesia, al Col d’Olen. Proprio durante quell’escursione, alla Grande Alt, a circa duemila metri di quota, nasce il progetto di acquistare un piccolo albergo di montagna e trasformarlo in un rifugio. Magnaghi si fa promotore dell’iniziativa e la spesa viene sostenuta attraverso la sottoscrizione di azioni da 25mila lire da parte dei soci. Nel giugno 1947 il rifugio viene inaugurato solennemente da monsignor Luigi Dughera, parroco della basilica di San Lorenzo, che raggiunge il luogo a dorso di mulo. Per sua volontà, accanto alla struttura viene collocata una lapide con la “Preghiera dell’alpino” di Teresio Olivelli. Da quel momento il rifugio “Città di Mortara” diventa un punto di riferimento per tanti appassionati e continua negli anni a rinnovarsi, dotandosi dei comfort necessari anche grazie all’impegno dello storico gestore Mimmo. Fin dagli esordi il Cai cerca un rapporto diretto con la comunità mortarese.
Nel 1949 organizza una manifestazione dedicata alla montagna, con una mostra a Palazzo Lateranense, filmati e concerti di cori alpini. Nel 1954 Mortara ospita addirittura un convegno con quaranta guide alpine provenienti dal Nord Italia.
MONTAGNA PER TUTTI Negli anni si susseguono diversi presidenti, tra i quali viene ricordato in particolare Giannino Gatti. La sezione nei primi anni Settanta raggiunge i duecento iscritti. In quel periodo partecipa alla fondazione della scuola di alpinismo e scialpinismo Valticino, che in seguito amplia la propria attività all’arrampicata libera e su ghiaccio. Tra gli anni Ottanta e Novanta prende piede anche l’alpinismo giovanile, con escursioni che coinvolgono numerosi ragazzi delle scuole medie e le loro famiglie. Un’esperienza importante per trasmettere ai più giovani il rispetto e la conoscenza dell’ambiente montano. Nel 2005 la sezione mortarese contribuisce alla fondazione della Ticinum, insieme ad altri nove gruppi del territorio, con l’obiettivo di promuovere incontri, approfondimenti e iniziative escursionistiche comuni. Tra le attività più significative degli ultimi anni figurano anche le gite in montagna organizzate per i ragazzi dei centri estivi e quelle rivolte ai giovani dell’Anffas e ai loro genitori, esperienze che hanno rappresentato un’occasione di arricchimento umano oltre che sportivo.
GUARDARE AVANTI Ottant’anni dopo la prima riunione all’albergo Tre Re, la sezione continua a guardare avanti, consapevole delle nuove sfide che attendono il sodalizio, a cominciare dalla necessità di coinvolgere le giovani generazioni. La porta della sede di piazza Trento 59 rimane aperta ogni giovedì sera, dalle 21.15. Perché, dopo otto decenni, il cammino non si è ancora concluso.
Davide Zardo

