Peroni, cuore sempre gialloblù

Il ritiro di Michele Peroni, uno degli eroi della promozione in A2 della Elachem Vigevano, è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Il trentunenne originario di Busto Arsizio è stato fermato da un problema di natura fisica non superabile, venuto alla luce durante le visite mediche pre-stagionali con la T Gema Montecatini, tanto da non poter proseguire l’attività agonistica. Per onorare la carriera dell’oramai ex 66 ducale, abbiamo deciso di tuffarci insieme a lui nella sua carriera, tra aneddoti e racconti carichi di emozioni.

RICORDI «Credo di aver provato ogni sport di questo mondo – afferma “Mitch” – ho praticato judo, nuoto, calcio. Mi sono approcciato alla pallacanestro intorno ai 12 anni grazie a mio padre, mio fratello e mio cugino. Giocavano tutti, quindi ho voluto provarci anche io. Questo sport mi ha insegnato molte cose, una su tutte la disciplina, che a molti giovani di oggi manca, ma anche a pensare bene prima di agire, oltre ad avere sempre rispetto dell’avversario che ti trovi davanti». Peroni racconta, con molta emozione, uno dei momenti più belli della sua carriera: «Il mio primo anno in Serie C con la Fortitudo Viterbo fu spettacolare: vinsi il premio come miglior “under” tenendo medie decisamente alte, e a fine stagione arrivò anche la convocazione con la nazionale U23. Solo a ripensarci ho la pelle d’oca dall’emozione». Nonostante abbia scritto la storia della società ducale, Peroni sostiene di voler essere ricordato semplicemente come «una bella persona, disponibile e che ha sempre dato tutto sé stesso dentro e fuori dal campo. Ho cercato di non trascurare mai nessun tifoso, anche solo per una foto o per un autografo».

Vigevano mi ha dato tanto, e credo che questo sia un modo per dire grazie alle persone che rendono questo ambiente ciò che è. Aver vinto qui è veramente qualcosa di indescrivibile.

DURO INFORTUNIO Uno stop così brusco ha quantomeno ritardato i piani originali del suo post-carriera: «Mi ero ripromesso – prosegue – di non muovermi più a fine carriera, cercando di trovare il mio posto nel mondo. L’idea iniziale era quella di aprire una palestra e lavorare come preparatore atletico, ruolo che ritengo sia decisamente sottovalutato in Italia. Valuterò cosa mi propone la vita, perché ora mi sento di star navigando su una zattera in mezzo all’oceano Atlantico». L’ex guardia gialloblù chiude con un consiglio per i giovani che sognano di calcare parquet importanti: «Non si deve aver paura del sacrificio; è il primo passo per diventare professionista in qualsiasi ambito della vita. E soprattutto non bisogna mai perdere di vista la motivazione per la quale si ha iniziato». Peroni ha chiuso la sua lettera sui social scrivendo che «seppur ingiusto, sei e sarai sempre lo sport più bello del mondo». Ultima dichiarazione d’amore.

Edoardo Zanichelli

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