La Viris saluta i dilettanti. Con la disputa del Trofeo Rancilio di Parabiago lo scorso 16 giugno, la storica società ducale cala il sipario sull’attività che, per tanti anni, l’ha vista protagonista sugli asfalti di tutta Italia: un epilogo amarissimo per la Viris, che quest’anno festeggia i 75 anni di vita e che ha cresciuto generazioni di ciclisti.
LA DECISIONE DELLA VIRIS Una decisione sofferta, quella presa da Leonardo Pirro, da 58 anni in sella alla società ducale: «Dispiace a tutti, in questi giorni ho ricevuto tantissime chiamate da tutta Italia – spiega lo storico dirigente, che però rimane fermo sulla posizione presa – gli anni sono tanti, e io sono rimasto quasi da solo». A pesare i costi che comporta una formazione Under, ma soprattutto la tragica morte lo scorso 22 maggio del ds Stefano Martolini, che della squadra era allenatore e si occupava in prima persona della gestione di tutto il gruppo. Una tragedia che non ha lasciato alcun margine di manovra. «Qualcuno si era fatto avanti per prendere in mano la squadra, ma non voglio correre certi rischi – rivela Pirro – Credo di aver costruito qualcosa in questi anni e non voglio più mettermi a lottare da solo. Per il momento manterremo l’affiliazione alla Federazione e continueremo con gli amatori».
I RICORDI DI PIRRO C’è tanta amarezza, ma ancora tanta passione nella voce di Pirro, soprattutto nel ricordare i bei momenti passati: «Ci sono stati anni in cui avevamo 30 corridori, ci muovevamo in tutta Italia con cinque mezzi. Abbiamo vinto i campionati italiani con Apollonio e Moschetti e abbiamo avuto tanti atleti poi passati al professionismo: da noi i corridori capivano che facevamo tutto per loro e con molti siamo rimasti in ottimi rapporti». Riassumere in poche battute una storia di oltre sette decadi, tra l’altro ricca di successi, non è facile. Scorrendo indietro nel tempo, Era il 1948 quando i due campionissimi Coppi e Bartali vennero a Vigevano a correre il Circuito degli Assi, competizione organizzata dalla neo nata Viris che, in quegli anni pionieristici, già faceva parlare di sé con imprese e personaggi al limite dell’eroico: come Luigi Cabrioli, che in una gara a Sant’Angelo Lomellina vinse con 21 minuti di distacco dal secondo classificato, o Francesco Locatelli, che nel 1949 trionfò oltreconfine portando a casa la vittoria nel Giro di Polonia.

LE PRIME VITTORIE Fu negli anni ’60 che, con una fortissima squadra Allievi, il team ducale si prese le luci della ribalta: al grido di «Se non vinciamo quest’anno, non vinceremo mai più», slogan coniato dal presidente Gianni Fassina, nel 1962 il quartetto composto da Franco Gaetti, Benito Peraro, Loris Roma e Adelio Re (quest’ultimo quell’anno chiamato anche in Nazionale) vinse il titolo italiano a cronosquadre, successo bissato anche nel 1963 da Gaetti, Re, Davo e Bonomi. Con il tesseramento di atleti e soci in costante aumento, la Viris arriva così ai suoi primi 25 anni nel 1972: un anno speciale, che vide l’arrivo in società di un “certo” Leonardo Pirro, all’epoca responsabile degli Allievi, e la nascita della Freccia dei Vini, negli anni divenuta una classica del circuito dilettanti.
GLI ANNI DUEMILA Un anno dopo, in maglia virissina fece il suo esordio Sergio Santimaria, che tanti successi mise nella bacheca ducale prima di passare fra i pro nel 1978. Dopo la fusione con la Vigevanese, bisogna attendere gli anni ’90 per vedere la Viris vestire finalmente la maglia tricolore: a riuscirci, nel 1993, Massimo Apollonio, che a Borgonovo Valtidone vinse il Campionato Italiano Dilettanti, il primo per la società ducale. Pronta a questo punto per i successi del nuovo millennio, inaugurato nel 2000 dalla prima vittoria nella Coppa dei Vini con il russo Andrei Moukhine: in anni ricchi di talenti (Niccolò Bonifazio, i fratelli Damiano e Imerio Cima, Aleksandr Vlasov, Filippo Ganna, tanto per citarne alcuni), nel 2017 Matteo Moschetti a Ceglie Messapica taglia per primo il traguardo del Campionato Italiano Under 23, portando un altro titolo iridato alla Viris dopo 24 anni, l’ultimo della lunga storia del team ducale.
Alessio Facciolo

