Doppia festa la sera del 15 agosto, cuore dell’estate e solennità dell’Assunzione in cielo di Maria, con l’antica abbazia cistercense di Acqualunga che ha riaperto le sue pietre al canto e alla preghiera.
TRADIZIONE Una sola messa all’anno la ravviva, ed è sempre una festa attesa, ormai da quattro anni. Questa volta, poi, la celebrazione ha avuto il sapore di un pellegrinaggio giubilare: il vescovo monsignor Maurizio Gervasoni ha voluto che le otto parrocchie dell’unità pastorale Santa Maria di Acqualunga si muovessero come un popolo in cammino, segno di speranza. L’abbazia fu costruita all’inizio del secolo XI ad opera di monaci della neonata riforma di Citeaux provenienti da Rivalta Scrivia, ma nel 1530 con la nascita della Diocesi di Vigevano, secondo le usanze del tempo, essa divenne “mensa” del Vescovo, ovvero fonte delle sue rendite. Da allora il vescovo di Vigevano ne è abate e parroco della locale parrocchia.

LA MESSA Dopo l’iniziale saluto di Massimo Invernizzi, sindaco di Frascarolo (nel cui territorio sorge l’abbazia) con l’accompagnamento del coro interparrocchiale coordinato da Paolo Barbieri è stata vissuta la celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo e concelebrata dai presbiteri dell’unità pastorale Santa Maria di Acqualunga, don Luca Discacciati e don Lorenzo Montini, e da don Lashiwe Muzamba, ospite dallo Zimbabwe che li sta affiancando nel periodo estivo. Erano presenti anche alcuni chierichetti delle parrocchie dell’Up e l’infaticabile Giuliano Meneghini, factotum della parrocchia di Gambarana. Nell’omelia, il Vescovo ha intrecciato le parole di Dante, che nel capitolo XXXIII del Paradiso mette sulle labbra di san Bernardo un canto alla Vergine, con il cuore della festa: Maria, assunta in cielo, segno di luce per tutti. Dopo la messa, sotto gli alberi del viale, il rinfresco ha sciolto la solennità nella gioia semplice di un incontro. Così, tra storia millenaria e vita quotidiana, l’abbazia di Acqualunga ha ritrovato ancora una volta la sua voce.
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