Mortara, a scuola arrivano i corsi di romeno

A lezione di lingua, cultura e civiltà romena, ma mancano gli spazi e i mediatori culturali. L’Istituto Comprensivo di Mortara è stato coinvolto nel percorso Lccr (Corsi di Lingua, Cultura e Civiltà Romena) che consiste in un programma scolastico extracurricolare, di due ore settimanali, dedicato all’apprendimento della lingua romena, ma ancora mancano gli spazi in cui poterli svolgere.

I CORSI «La dirigente scolastica ha chiesto al sindaco Farina l’autorizzazione per l’utilizzo di alcuni locali al sabato – spiega Cinzia De Biase,  assessore ai servizi scolastici e docente dell’Istituto Comprensivo di Mortara – perché un gruppo di genitori, circa 30 famiglie, ha fatto richiesta in tal senso, sulla base di una convenzione tra lo Stato italiano e la Romania. La notizia  ci ha un po’ spiazzati, perché se da un lato si parla giustamente di integrazione e di arricchimento culturale attraverso la conoscenza di più lingue, dall’altro si nota spesso che è proprio la lingua italiana quella che, alla fine, viene conosciuta meno». Non è stato possibile parlare col dirigente scolastico, Paola Guaschi, per un commento sull’iniziativa. Il corso comunque è rivolto principalmente agli alunni di origine romena, ma è aperto a tutti gli studenti interessati ed è tenuto da docenti qualificati inviati direttamente dal Ministero dell’Istruzione della Romania. La città dell’oca è stata coinvolta a causa della forte presenza della comunità romena, (tra quelle straniere la più numerosa presente in città, con il 18.9%) ma non sono mancate le perplessità: «So che la dirigente aveva inizialmente qualche dubbio – continua De Biase – soprattutto perché l’obiettivo principale dovrebbe essere l’apprendimento della lingua italiana. Tuttavia, nello studio delle lingue vale il principio “più se ne imparano, meglio è”, oltre a un discorso culturale.

Il fatto è che una lingua non deve mai escludere le altre. Va bene coltivarne più di una, a patto che l’italiano proceda di pari passo.

MANCANO MEDIATORI Un tema legato anche alla carenza di mediatori culturali in città, in un Comune dove gli alunni stranieri arrivano anche ad anno scolastico già iniziato e in cui è presente una forte componente di origine straniera: «Ho avuto alunni nati in Romania che, arrivati in quarta elementare, parlavano l’italiano in modo perfetto – afferma De Biase – i romeni lo imparano molto in fretta. Ma è vero che in ogni cittadina sono presenti famiglie provenienti da altre nazioni, ed essendo una novità bisognerebbe riuscire a organizzarsi in modo strutturato, magari attraverso dei bandi. Noi abbiamo una mediatrice che parla bene l’arabo, ma non abbiamo mediatori per tutte le lingue. È un’esigenza forte che richiederebbe direttive e linee guida chiare anche a livello di governo centrale».

Edoardo Varese

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