Cedere la farmacia comunale. Una decisione, quella presa dalla giunta di Garlasco il 23 dicembre, che non arriva all’improvviso, ma come l’ultima battuta di una lunga partitura iniziata dieci anni fa. Era il 2015 quando il Comune scelse di esercitare il diritto di prelazione sulla terza sede farmaceutica, decidendo di farla propria, di tenerla sotto l’ala pubblica.
LE COSE CAMBIANO Un gesto politico e amministrativo, allora, che parlava di presenza sul territorio, di servizio, di prossimità. Negli anni, però, il quadro è cambiato. La gestione diretta non è mai stata realmente percorsa, e la strada scelta è stata quella della concessione a privati, attraverso gare pubbliche. Prima nel 2017, poi di nuovo nel 2025, con una concessione pensata addirittura per quindici anni. Ma il mercato ha risposto con il silenzio. Nessuna offerta, nessun interesse concreto. Due gare, entrambe andate deserte. Un vuoto che pesa più di tante parole. È in questo spazio vuoto che si inserisce la deliberazione approvata all’unanimità dalla giunta guidata dal sindaco Simone Molinari. Cinque presenti, nessun assente, e una scelta che prende atto della realtà: se nessuno vuole gestire la farmacia in concessione, allora si apre la strada alla vendita della licenza, nel rispetto delle norme vigenti e di quanto già previsto dal consiglio comunale.
ESTINGUERE I DEBITI Non è solo una questione tecnica. Dietro c’è anche una riflessione economica. La Corte dei conti, con un parere arrivato in primavera, ha chiarito che i proventi derivanti dall’alienazione della farmacia possono essere utilizzati per l’estinzione anticipata dei mutui con la Cassa depositi e prestiti. Tradotto: vendere la licenza può diventare un modo per alleggerire il peso del debito, per restituire respiro ai conti comunali. La delibera non vende ancora nulla, ma indica la direzione. È un atto d’indirizzo, immediatamente eseguibile, che affida ora ai responsabili di area il compito di tradurre la volontà politica in passaggi concreti. Una porta che si apre, dunque, dopo anni di tentativi rimasti sospesi. Resta il significato simbolico. La farmacia comunale non è solo una licenza: è un’idea di servizio pubblico, un presidio che parla di salute e comunità. Decidere di cederla significa riconoscere che quel modello, oggi, fatica a reggere. Non per mancanza di visione, ma per assenza di interlocutori.
L’OPPOSIZIONE La minoranza però non è d’accordo: «Quando non si sa come far quadrare il bilancio si vende — commenta Mario Spialtini di “Garlasco civica” — come nel caso della farmacia: non c’è la voglia di approfondire le cose, e il “taglia e cuci” si traduce anche sulla cittadinanza». Dai banchi dell’opposizione gli fa eco Enzo Rossato:
La casa di comunità non è ancora pronta; abbiamo perso il finanziamento del Pnrr per la palestra comunale, e soprattutto si è deciso di vendere la farmacia comunale. È una situazione disastrosa.
Davide Zardo


