C’è un’anima antica che respira fra le navate della basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello, di cui quest’anno si celebra il millenario della fondazione. Mille anni di silenzi, di passi, di preghiere. Non soltanto un anniversario, ma un’occasione preziosa per rileggere la memoria di un intero territorio, intrecciando fede, arte, storia e comunità.
NON SOLO ACCADEMIA È proprio questo l’intento del progetto “Ereditare il patrimonio culturale religioso”, che ha permesso di andare oltre la semplice conservazione. Perché la pietra non è muta. E quella della basilica di Lomello ha molto da dire a chi sa ascoltare. Il percorso di studio ha avuto culmine nel convegno del 20 e 21 giugno, in basilica: un laboratorio vivo di idee, pensieri e visioni, con studiosi provenienti da diverse università italiane. Il frutto di un impegno corale guidato dall’Università di Pavia, grazie al corso di Restauro architettonico della professoressa Olimpia Niglio e al corso di Storia dell’arte medievale del professor Luigi Carlo Schiavi. In questo cammino si sono affiancati la Diocesi di Vigevano, la parrocchia e la comunità di Lomello, in una sinergia virtuosa che ha acceso un confronto fecondo sul futuro della basilica: non come semplice monumento, ma come palinsesto vivente della storia della Chiesa cristiana. Il convegno, promosso dai dipartimenti di Ingegneria civile e architettura e di Studi umanistici dell’Università di Pavia, ha ricevuto il patrocinio dell’Almo Collegio Borromeo, della Fondazione Magnani, del Comune di Lomello, dell’Associazione amici dei musei e dei monumenti pavesi Aps e di Oltre Confine di Pavia.

PERCHE’ UNA CHIESA Ma perché una chiesa così maestosa? Lo ha chiesto il vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, nell’omelia della solennità del Corpus Domini: «Gli abitanti di Lomello hanno costruito questa chiesa per mostrare la loro bravura? Avrebbero potuto erigere una reggia. E invece hanno scelto di costruire un luogo dove celebrare la Pasqua, spezzare il pane, vivere il mistero della salvezza, rendere visibile la fede in un Dio che si dona. Ai tempi dei primi cristiani, pochi e nascosti, l’Eucaristia veniva celebrata nelle case: quando il cristianesimo divenne un fenomeno di massa, fu necessario uno spazio più grande. L’edificio partecipa alla gloria dell’Onnipotente, e celebra il dono della pace. Il significato di questa celebrazione è che noi veniamo trasformati in testimoni di pace».
Ma perché un monumento così spropositato? Magari la nostra fede fosse così, piena di stupore per ciò che Dio ci ha donato.
I GIOVANI Al termine della messa, la premiazione del miglior progetto del corso di Restauro architettonico. Il riconoscimento è andato a Gaia Di Lernia e Giulia Venanti, con lo studio “Incontri materici”: un lavoro raffinato e dettagliato sul restauro di un altare post-tridentino della basilica. Pietra che torna a parlare, grazie allo sguardo attento e rispettoso del futuro. E così, mille anni dopo, la basilica continua a essere ciò che è sempre stata: dimora del sacro, culla di memoria, sorgente di bellezza. Un ponte di pietra sospeso tra cielo e terra, tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo ancora diventare.
Davide Zardo

