Avis Vigevano resiste nonostante le difficoltà: con un solo medico più uno specializzando pagato direttamente dall’Associazione e non da Asst, la pandemia, una diminuzione dei donatori attivi e il problema del bar dell’ospedale chiuso e riaperto solo negli ultimi mesi, Avis ha sperimentato un calo del numero di donazioni annuali,
che nel 2022 sono state 400 in meno rispetto all’anno precedente, ma nel 2023 sembrano esserci segnali di ripresa.
CARENZA DI MEDICI «Attualmente dopo l’ultimo trasferimento siamo rimasti con due medici e due infermieri quando in teoria dovrebbero esserne previsti tre – racconta Alessandro Ramponi, storico ex presidente e ora segretario dell’associazione – Di questi due, una ha chiesto trasferimento al trasfusionale di Varese e quindi ne è rimasto solo uno a Vigevano che viene aiutato da due medici vogheresi, i quali si danno il cambio per prestare servizio all’ospedale civile». Una situazione, quella della carenza di personale sanitario che, oltre a impattare sul servizio, colpisce anche i donatori che si recano al trasfusionale, un servizio pubblico che in questo momento ricade in buona parte sulle spalle di Avis. «Nel frattempo – continua Ramponi – abbiamo trovato un medico che è in attesa di entrare in specialità e che paghiamo noi come Avis Vigevano in modo da continuare a garantire un buon servizio ai donatori».
Nonostante tutto questa criticità va a creare sconvolgimento tra i donatori che non hanno più quella sensazione di completezza del servizio, che dovrebbe essere garantito in larga parte da Asst.
DONAZIONI Si tratta quindi di una serie di fattori che portano di conseguenza a un bilancio negativo delle donazioni di sangue, mai come ora così importanti. «Da qualche anno a questa parte abbiamo avuto un calo delle donazioni – spiega l’attuale segretario di Avis Vigevano – soprattutto nel 2022, anno in cui abbiamo avuto una contrazione di circa 400 unità, dato che per noi significa molto. Siamo passati dalle 6000 di circa 5-6 anni fa, fino alle 4500 circa dello scorso anno». Un numero che scoraggia il centro vigevanese di Avis, primo punto di riferimento per tutto il pavese. «Vigevano e il territorio limitrofo sono sempre stati patria per tanti donatori – continua Ramponi – tanto che le sacche eccedenti venivano trasferite direttamente al vicino San Matteo di Pavia per aiutare i pazienti bisognosi di trasfusioni, un servizio che ci rendeva un vero e proprio appoggio per tutta la provincia di Pavia».

SPERANZA Nonostante tutto il 2023 è un anno in risalita, sebbene ci sia ancora molto da fare. «Nei primi sei mesi di quest’anno – dichiara l’ex presidente – c’è stata una ripresa delle donazioni, circa 100 sacche di sangue in più rispetto allo stesso periodo del 2022 e questo ci fa ben sperare». Un periodo negativo che Avis Vigevano spera di poter superare anche dopo la riapertura del bar dell’ospedale, come tradizione appuntamento fisso per i donatori, che post-trasfusione ricevono da Avis un buono colazione. «La mancanza di personale da parte di Asst, così come la chiusura del bar hanno inciso parecchio, in quel periodo siamo riusciti a distribuire le colazioni grazie al prezioso aiuto dei volontari, ma non nascondo che è stata l’ennesima difficoltà che ci ha messo a dura prova. Un periodo che ci ha fatto capire ancora una volta quanto ci teniamo ai donatori e al servizio di raccolta che facciamo».
Rossana Zorzato

