Tutto comincia da una trasmissione televisiva di Rai Tre Lo Stato delle Cose. Nel mirino finiscono l’attuale assessore alla sicurezza del Comune di Vigevano Nicola Scardillo e l’ex vicesindaco Antonello Galiani. I due, che non sono indagati, secondo i pm della divisione distrettuale antimafia della procura di Milano avrebbero avuto dei rapporti con i componenti del sodalizio criminale rinominato Hydra. L’inchiesta ipotizza un’unione delle tre mafie in territorio Lombardo. Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta al Nord avrebbero fatto cartello per fare affari e avere rapporti con la politica. Secondo quanto si legge nelle carte, Antonello Galiani avrebbe ricevuto, finanziamenti per la campagna elettorale dal clan Crea. Ma sotto la lente degli investigatori ci sarebbe anche l’operato di Scardillo, non tanto per il suo ruolo politico, ma in quanto funzionario del carcere di Vigevano.

IL SERVIZIO GIORNALISTICO Proprio a questo proposito l’inviato della trasmissione di Rai tre ha chiesto chiarimenti a Scardillo, che ha smentito. La questione riguarda un appalto per dei lavori in carcere da 6 mila euro circa, dato a una ditta riconducibile a Demetrio Tripodi e Filippo Crea, che apparterrebbero alla famiglia ‘ndranghetista dei Crea, con il coinvolgimento di Marco D’Onofrio e Luca Pintaudi. Un modo per entrare tra i fornitori del carcere. In cambio la società avrebbe effettuato lavori di ristrutturazione di un immobile di Scardillo per un ammontare complessivo di 300 mila euro. Di questi però, di cui si parla diffusamente nelle intercettazioni, esiste solo una fattura solo da 20 mila. I magistrati sostengono che Scardillo sia a conoscenza della intestazione fittizia e della riconducibilità a Tripodi e D’Onofrio della ditta che ha fatto i lavori in carcere e li avrebbe fatti anche a casa sua. La procura antimafia di Milano documenta anche un incontro tra Tripodi, Pintaudi e Scardillo, nei giorni successivi al quale acquisiscono altre informazioni in merito ai lavori che gli indagati avrebbero effettuato per Scardillo a titolo privato. Nelle intercettazioni tra Tripodi e D’Onofrio si parla espressamente anche del preventivo da 300 mila euro accettato. Sempre nelle intercettazioni, scrivono i magistrati:
si evince chiaramente come Scardillo fosse colui che di fatto ha assegnato il lavoro presso il carcere.
E CEFFA MINACCIA QUERELE Il sindaco Andrea Ceffa non usa mezze misure: «Sto seriamente valutando un’azione legale – sottolinea –. È stato fatto un taglia e incolla fazioso e artificiale. Il servizo giornalistico effettuato è a dir poco vergognoso. Parlava di Galiani e Scardillo, che tra l’altro non sono tra gli indagati». E Ceffa aggiunge che «sto valutando seriamente anche l’ipotesi di costituirmi parte civile come Comune, perchè l’immagine della città che esce è davver vergognosa. Ritengo che ci sia un concreto danno d’immagine». Insomma per l’attuale primo cittadino «sono davvero tante le inesattezze diffuse e non capisco perchè un servizio registrato a febbraio viene diffuso proprio alla vigilia della campagna elettorale».
Andrea Ballone, (ha collaborato Ms)


