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o stallo è totale. La spaccatura tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia è nell’aria «per posizioni inconciliabili che arrivano dalle diverse sensibilità dei partiti di centrodestra vigevanesi». Ed è anche per questo motivo che la concertazione, da mercoledì, si è spostata dal tavolo regionale a quello nazionale (ammesso che ci si prenda il tempo di sedersi a un tavolo per discutere della città ducale). Da una parte una Lega arroccata sul nome di Ceffa, il sindaco uscente; dall’altra invece Forza Italia, che proprio non ci sta ad accettare la consuetudine della prelazione al primo cittadino uscente. Più guardinghi in Fratelli d’Italia, consapevoli che probabilmente saranno prima lista in ogni caso alle prossime elezioni, con tutto il peso politico che ne consegue. Pesa il processo per corruzione in cui Ceffa è coinvolto: in caso di condanna in primo grado, sarebbe sospeso fino a un massimo di 18 mesi (in caso di vittoria alle elezioni), ma pesano anche i rapporti, di forza e non, interni al centrodestra. Noi Moderati invece accetta il nome del sindaco uscente, ma la cosa fondamentale per il partito capitanato in città da Alessandro Rubino è arrivare al voto compatti e non divisi.
VERSO LA SPACCATURA Un traguardo remoto, perché al momento la Lega non ha nessuna intenzione di mollare Vigevano. Salvini, in un paio di occasioni pubbliche, aveva difeso il sindaco Ceffa, che ha scontato sei mesi di arresti domiciliari e si dichiara innocente. Insomma, se Ceffa accetta di ricandidarsi, non c’è discussione. Se non fosse che gli alleati non la vedono allo stesso modo; c’è aria di resa dei conti, con “conta” prevista ed eventuali riavvicinamenti in caso di ballottaggio (un po’ come accadde nel 2010 tra Sala e Prati, anche lì una prima volta nazionale per il centrodestra diviso) oppure, perché no,
un profilo civico che non arrivasse al ballottaggio potrebbe favorire un clamoroso apparentamento con Buratti e il centrosinistra.
DOPO IL REFERENDUM Dallo stato maggiore dei lumbard il nome del papabile sindaco uscirà dopo il referendum e non prima, il che sembrerebbe quasi affidarsi alla vittoria del no per vedere tornare a più miti consigli Fi (il cavallo della separazione delle carriere è da sempre suo) e FdI (che si è intestata la battaglia). Dal lato opposto del tavolo si punta a chiudere a breve: il segretario provinciale meloniano Claudio Mangiarotti, pur dicendosi estraneo alle decisioni che si stanno per prendere, sostiene che è questione di giorni.
GLI ALTRI Ma se non Ceffa chi? I nomi girano da un po’: Barbara Robecchi (Fdi con un passato nella Lega) è quella che potrebbe essere più trasversale, Paolo Previde Massara (cinque anni fa per un breve momento proposto per il Pd) secondo un sondaggio che tutti citano, ma nessuno ha visto, scalda il cuore dei vigevanesi e comunque di sicuro quelli di Fi. Un paio d’altri restano sotto traccia. E poi c’è il ritorno di Andrea Sala: anche lui sarebbe stato premiato dal famoso sondaggio. Come reagirebbe in caso di candidatura proposta o imposta? Alto il rischio di bruciarsi politicamente in una partita difficile che, in caso di vittoria, lo vedrebbe con una maggioranza non a guida Lega. Sarebbe inoltre un passo indietro per chi oggi è consigliere regionale e, guardando al proprio interesse personale (in questo caso legittimo), un consigliere guadagna 10545 euro lordi mensili tra indennità di carica e rimborso forfettario (più per Sala 540 euro per il ruolo di vice presidente della Giunta delle elezioni), un sindaco 6210.
Giuseppe Del Signore, Massimo Sala



