Contenuto riservato ai sostenitori de L'Araldo
Il cambiamento climatico rivoluzionerà il mondo e a darne conferma è proprio il mondo scientifico. Non la visione di un futuro disfattista, ma il frutto degli studi di una comunità che, da tempo, sta avvertendo sull’importanza di “cambiare rotta”.
LO STUDIO A commentare lo studio del politecnico di Zurigo “Understanding climate change from a global analysis of city analogues” anche l’ingegnere ambientale, Stefano Caserini. «Le proiezioni che vengono fatte da questo studio di alto livello sono meritevoli di attenzione – commenta il professore del Politecnico di Milano – in quanto tutte quelle che sono state fatte fino ad ora hanno dimostrato di essere congruenti con quelli che sono i risultati climatici che stiamo vedendo a oggi». Previsioni che vedono il mondo scientifico «concorde sul fatto che con il riscaldamento globale ci sarà una maggiore frequenza di ondate di calore e fenomeni climatici estremi».
FUTURO Ma cosa bisogna aspettarsi nei prossimi anni? «Sicuramente si verificheranno periodi molto caldi, alternati da precipitazioni sempre più frequenti e intense, soprattutto in determinate aree – spiega Caserini – Non tutte le aree sono interessate nella stessa misura, basti pensare all’intensità dell’alluvione verificatasi a Valencia lo scorso ottobre, un’area alimentata dalla vicinanza a un mare caldo, diventando un vero e proprio combustibile».
SOLUZIONI Agire in fretta e prevenire eventuali danni a persone ed edifici diventa quindi fondamentale.
È necessario innanzitutto prepararsi a gestire questi eventi – continua l’ingegnere – pianificando gli interventi e sapendo cosa fare nelle condizioni sia di ondate di calore, sia di precipitazioni intense.
Un’attenzione che dev’essere riservata soprattutto alle zone più a rischio. «Per determinate aree è bene avere dei sistemi di allarme ben solidi e ben costruiti in modo da poter risparmiare vite umane e danni economici – dichiara Caserini – pianificando, se necessario, in modo diverso il territorio». Non solo prevenzione, ma anche una diversa strutturazione dell’area. «Se ci sono zone a rischio alluvione bisogna innanzitutto non costruirci più niente – conclude il professore – e magari delocalizzare alcuni insediamenti se possibile, anche se può essere un costo oneroso da affrontare».
Rossana Zorzato

