Non c’è commento. L’Italia è dei “Fratelli d’Italia” e Lega e Forza Italia sono i suoi vassalli. Basterebbero queste frasi lapidarie per raccontare il voto. E anche sul nostro territorio la tendenza è simile. In alcune cittadine c’è addirittura più entusiasmo sulla nuova destra emergente che a livello nazionale. A Vigevano, ad esempio, e in altre roccaforti leghiste del territorio da decenni, spira forte il vento dei meloniani. Alcuni leghisti doc, come il consigliere regionale Roberto Mura e il parlamentare europeo Angelo Ciocca, non perdono occasione per chiedere subito a gran voce le dimissioni del “capitano”, osannato fino a ieri e oggi caduto in disgrazia. Vecchie ruggini, che ora vengono fuori senza più freni inibitori.
GLI SCONFITTI La Lega, infatti, ha subito perdite senza precedenti anche sul nostro territorio, dove, come nel resto del Paese, i voti si sono spostati in blocco verso il partito di Giorgia Meloni. Forza Italia tiene invece botta e il “nuovo centro” di Calenda e Renzi è stato superiore alla media nazionale. In linea con la tendenza nazionale anche Vigevano e Lomellina per quanto riguarda la coalizione di centrosinistra e i pentastellati. I candidati Emanuele Corsico Piccolini (Partito democratico) e Silvia Baldina (Movimento 5 stelle) hanno fatto quello che hanno potuto, ma non hanno spostato di nulla l’esito della catastrofe.
VINCE PAVIA E’ andata alla grande invece per Alessandro Cattaneo (Forza Italia) e Gian Marco Centinaio (Lega), che qualcuno indica come papabili ministri. Ce l’hanno fatta anche Paola Chiesa e Giulio Tremonti. Il blocco pavese del centrodestra, insomma, come da previsioni, ha trionfato.
TERRA DI NESSUNO Il deserto invece a Vigevano e in Lomellina, dove non c’è più nessun rappresentante, nonostante il nostro territorio, ormai da decenni, stia dando un contributo di voti importante al centrodestra. Anzi un’eletta lomellina c’è: Tiziana Nisini. Non vi dice nulla? Per forza, vive da anni in Toscana ed è lì che è stata candidata dalla Lega. E’ la solita storia: in Pannonia non si conta niente. O si emigra o si è condannati all’emarginazione. Per la politica nazionale “Hic sunt leones”, qualunque sia il partito nulla cambia. Insomma, terra di barbari, non civilizzati. L’Araldo aveva prefigurato questo scenario nel 2020, all’indomani del referendum che ha stabilito la riduzione del numero dei parlamentari: anche a Vigevano e in Lomellina il “sì” vinse a mani basse, autentico gesto autolesionistico che ha cancellato la già scarsissima rappresentanza del territorio. Un atto la cui responsabilità ricade sui cittadini e sul ceto politico locale, troppo pavido per opporsi agli ordini delle segreterie nazionali per lanciare almeno un segnale d’attenzione. Anche questa volta, c’è da scommetterci, sarà così: tutti i maggiorenti autoctoni si lamenteranno in privato salvo rendere il consueto omaggio ai plenipotenziari romani e milanesi.
IL FUTURO Resta da vedere come i nuovi equilibri ricadranno sul territorio nei prossimi appuntamenti elettorali. Partiranno sicuramente gli arrembaggi al cavallo vincente, così come ci sono già stati, prima delle elezioni di domenica, con i cambi di casacche degli ultimi tempi da parte di vecchi protagonisti della politica locale. La prima prova del nove saranno le elezioni regionali. Dietro le quinte si assicura che stavolta Vigevano e la Lomellina avranno un posto a tavola. Vedremo. Intanto, “godiamoci”, si fa per dire, il presente.
Massimo Sala

