Violenza / L’esperta: «Il malessere è diffuso, ma in Lomellina trova terreno fertile»

Aumento della violenza e anche dei gesti di violenza in Lomellina, che vede il territorio come una delle zone italiane a più alta incidenza di omicidi nei primi quattro mesi del 2023. Episodi che potrebbero essere la forma acuta di una patologia cronica della comunità locale? Secondo la psicologa Antonella Motta c’è una specificità della Lomellina, che

non è nuova a questa concentrazione di episodi auto-eterodistruttivi. Non dimentichiamoci che è stata per molto tempo zona ad alto tasso suicidario

IL RETAGGIO Il motivo? «La Lomellina – prosegue Motta – per le sue caratteristiche socio-culturali tendenti all’individualismo»,

a una mentalità chiusa nel suo retaggio agreste, incontrando il mondo della globalizzazione, che ci porta verso l’apertura dei confini geografici, fa emergere un malessere dovuto a una perdita di certezze

Vigevano Antonella Motta psicologa
la psicologa Antonella Motta

Ci si chiude così nel proprio orticello. Io coltivo il mio orticello, uno slogan potrebbe essere “furbo è chi pensa a se stesso!”». Se «all’interno di un approccio simile la violenza può solo dialogare», non giova neppure la conformazione geografica, visto che quello lomellino «è un territorio dispersivo, con poca cultura dell’integrazione, quella reale, che esiste solo negli slogan».

TRA LE MURA La maggior parte dei delitti degli ultimi mesi è maturata in ambito familiare, segnale forse della solitudine con cui le famiglie si trovano ad affrontare problemi, difficoltà, scontri, crisi. «E’ vero – conferma Motta – Il disagio vero, quello profondo, nasce all’interno delle relazioni significative, quando l’altro che amiamo non ci vede, non riconosce la nostra essenza».

Quando dentro alle nostre relazioni sentiamo l’impossibilità di esistere, ci incamminiamo verso un bivio auto/eterodistruttivo

Da questo punto di vista un ruolo sembra averlo avuto la pandemia, ma è possibile stabilire una correlazione ed è possibile che tale correlazione riguardi solo alcuni territori e non il contesto nazionale? Secondo Motta «c’è una correlazione tra pandemia e aumento del disagio psicologico, è ormai acclarato. La pandemia ha rotto tutti gli schemi socio-relazionali. Ci ha divisi, allontanati, rinchiusi in cattività e questo “isolamento” ha alzato, aumentato, l’aggressività».

SOLUZIONI Su tutti questi fattori occorrerebbe intervenire per prevenire l’esplosione della violenza. «Bisogna ri-allenare le persone a sintonizzarsi con le proprie emozioni, i propri bisogni, a mettersi nei panni degli altri e a saperli contrattare. I conflitti sono il sale della vita, forse avremmo bisogno di accettare le differenze». E contestualmente sarebbe importante tornare a una prossimità anche dei servizi socio-sanitari e di assistenza, come in parte prevedono molti dei bandi, delle riforme e degli investimenti connessi al Pnrr.

Isabella Giardini

Le ultime

L’Inchiesta / All you can eat: il business di mangiare senza limiti

Sempre più grandi e con sempre minore concorrenza, gli...

Gambolò, una sfida al femminile

Un vero e proprio poker di donne quello che...

Vigevano, un parco chiuso e porfido al veleno

Quando aprirà il parco di via Podgora? Nessuno lo...

Garlasco, i carabinieri a scuola per parlare di bullismo e legalità

Ottanta studenti a confronto con i Carabinieri per riflettere...

Login

araldo
araldo
L'Araldo Lomellino da 120 anni racconta la Diocesi di Vigevano e la Lomellina, attraversando la storia di questo territorio al fianco delle persone che lo vivono.