La situazione è occasione: la figura del Beato Matteo oggi

Padre Daniele Mazzoleni O.P., è il predicatore che guida i giorni della festa del Beato Matteo Carreri. Ordinato nel 1987, ha avuto il suo primo incarico a Bolzano, nella parrocchia di Cristo Re, successivamente ha ricevuto l’incarico di priore a Bergamo. A Torino si è occupato di predicazione itinerante, con altri frati, per vivere le missioni popolari in alcune città del nord Italia. Dopo l’esperienza della predicazione, è stato destinato al Santuario di Fontanellato. Attualmente è priore a Varazze, nel convento legato al passaggio di Santa Caterina da Siena. San Domenico, “uomo del suo tempo”: attento alla storia che sta vivendo si lascia interrogare da esso. Che stile consegna all’uomo di oggi?

«Di san Domenico ritengo molto significativa la spinta alla missione: la fede si rafforza donandola, la fede ci aiuta a interpretare le istanze e le domande, vivendo ogni situazione della vita come un’occasione e farla diventare una chiamata. Quando imperversavano le eresie catare, Domenico si è sentito chiamato a difendere e diffondere la verità cristiana che deriva dal Vangelo. Inoltre la figura di Maria è fondamentale per l’ordine domenicano, con la preghiera del rosario: la spiritualità domenicana è sicuramente dottrinale e culturale, ma anche una spiritualità sapienziale che aiuta a gustare nella preghiera del rosario, rileggendo gli avvenimenti di Cristo nella nostra vita. Questo slancio missionario a volte è da risvegliare nella nostra vita. Stupisce e dà speranza l’aumento significativo di vocazioni domenicane nel nord Italia: una cinquantina di giovani, una ripresa incredibile ma che ci dice come questa scelta di vita religiosa e la figura di Domenico risultano ancora attraenti oggi».

Quale legame unisce l’ordine domenicano alla diocesi e la città? E come la figura del Beato Matteo, al di là della tradizione popolare, può essere ancora significativa per l’uomo contemporaneo?

«Mi sorprende sempre la quantità di persone che scende nello scurolo davanti al Beato Matteo e vedere la commozione di molti fedeli durante la processione con l’urna del Beato, qualche anno fa. Mi fa pensare come noi abbiamo i nostri schemi teologici ma poi il popolo di Dio ha il sensus fidei, va dove il Signore si manifesta, come nei santi, attraverso le persone che hanno speso il loro tempo per gli altri. Ascoltando le confessioni scopro come le persone adulte conoscono bene la vita del Beato, conoscono i miracoli e ne colgono il significato spirituale: penso a quando ha dato la sua vita per liberare due giovani donne dai corsari. Dal fatto storico si può rileggere l’importanza del significato della libertà e della liberazione dalle schiavitù nella vita spirituale. Il miracolo del bambino salvato che rischia di morire perché l’acqua bollente lo aveva ustionato: questo miracolo del Beato ci dice l’attenzione ai piccoli e alle situazioni contingenti, che tutti siamo amati per le proprie situazioni concrete, non per un amore generico, così insegna il Signore. Colpisce anche il confronto del Beato coi prepotenti della storia, trattando con l’autorità degli Sforza senza lasciarsi spaventare, ricordando che la vera potenza è operare per la giustizia, che nel Beato Matteo diventa misericordia, perché le persone vanno amate e accompagnate per perseguire degli ideali alti».

Quale slogan lancerebbe per i giovani di oggi, alla luce della figura del Beato Matteo?

«Mi viene in mente che l’ultima sera della festa del Beato ci sono tanti giovani al Palio, e in quell’occasione spesso si legge il Vangelo del giovane ricco: che cosa manca alla vita? Ci sono tante mancanze, rischiamo di vivere una vita trascinata e sbandata. Allora direi ai giovani: se date il meglio di voi al Signore troverete il meglio per la vostra vita».

don Paolo Butta

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