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Si può essere area interna nel mezzo di una pianura? Sì se si è intrappolati tra tre fiumi, vicini a tre capoluoghi eppure lontani perché carenti di infrastrutture, nonché privi di servizi primari. È la situazione della Lomellina occidentale, definita come tale da Regione Lombardia con la delibera di giunta 5587 del 2021: 43 comuni facenti parte del Gal (Gruppo di azione locale) “Risorsa Lomellina”, per un totale di 75mila residenti e 762 chilometri quadrati di estensione.
GEOGRAFIA Le aree interne sono territori distanti da servizi essenziali (istruzione, sanità, mobilità), distanza che si calcola rispetto ai comuni “polo” ovvero dotati di istituti scolastici secondari (un liceo e un tecnico o professionale), un ospedale con Dea di primo livello, una stazione ferroviaria adeguata. In questo caso è Vigevano, anche se basta guardare una mappa per rendersi conto che la città ducale, pur essendo centro economico, ha una posizione periferica rispetto alla centralità di Mortara, evidente dalla conformazione degli assi viari e ferroviari, con l’eccezione dell’asse Vigevano-Pavia che segue il corso del Ticino, uno dei fiumi che insieme a Po e Sesia delimita l’area. Anche la ferrovia passa per Mortara, con Vigevano relegata a tappa intermedia e senza collegamenti diretti col capoluogo provinciale.
DISTANTI La condizione di “area interna” riguarda quasi 4mila municipi italiani per circa 13.4 milioni di abitanti, quelli lomellini rientrano tutti nella categoria “cintura” (entro i 27 minuti dal polo) e “intermedio” (tra 27 e 41 minuti), ma cosa vuol dire in concreto? Essere esposti a declino demografico, ridotta offerta d’istruzione, difficoltà di spostamento e di conseguenza minore possibilità di vedere garantito il diritto alla salute in quanto distanti da pronto soccorso attrezzati per interventi di complessità maggiore e senza un medico di medicina generale o un pediatra in loco (molti degli ambiti carenti di Ats Pavia sono in Lomellina). Anche il vescovo Gervasoni, nell’intervista rilasciata per il decennale del suo incarico, aveva evidenziato che il contesto
pone problemi politici seri, ma anche attenzione per la qualità della vita, quindi per le azioni che vanno compiute pure a livello pastorale.
CARTINE AL TORNASOLE Lo scorso settembre Regione ha presentato “Il ritratto territoriale della Lomellina” a cura del Politecnico di Milano che analizza le criticità attraverso 6 aree tematiche e 35 indicatori calcolando un “Indice di svantaggio” che va da 106.85 per Gambarana (seguita da Semiana, Galliavola, Langosco, Breme, Nicorvo) a 100.57 di Sannazzaro (preceduto da Parona, Cilavegna, Palestro, Robbio, Ferrera). Il primo ambito, la demografia, vede un quadro di generale riduzione e invecchiamento della popolazione, soprattutto nei centri più vicini al Piemonte e al Po. A livello di sviluppo economico il reddito medio pro capite risulta essere di 23000€, con valori più alti a Mortara, Robbio, Sannazzaro, Ferrera, Mede e Dorno e più bassi a Galliavola e Villa Biscossi (inferiore a 15000€), Valeggio, Velezzo, Gambarana (sui 16000€). Si tratta degli stessi centri in cui si concentra un alto numero di immobili vuoti, un basso valore di vendita e un peggiore stato di conservazione (a Cergnago l’8.4% degli edifici è classificato in pessimo stato, a Ferrera il 7.9%, a Rosasco il 7.6%, a San Giorgio il 7.4%, a Cozzo il 6.3%).
ISTRUZIONE Nondimeno è forse nella scuola che si manifesta con più evidenza il divario. Il 39% dei centri italiani che si trova in un’area interna non ha neppure una scuola media, una situazione che riguarda 19 dei 49 municipi lomellini dell’area interna. Vuol dire sin da bambini prendere un pullman per frequentare le lezioni, con meno tempo a disposizione per studio e tempo libero e una limitazione delle possibilità effettive: il rapporto del Politecnico certifica che «la Lomellina ha un livello di scolarizzazione inferiore alla media regionale, registrando una grave carenza di residenti con livelli elevati di scolarizzazione (secondaria e terziaria) a elevata professionalità. La vulnerabilità del tessuto sociale dell’area va quindi letta anche nell’ottica di una struttura demografica a basso grado di istruzione e specializzazione». Chi poi studia difficilmente trova occasioni per emergere in loco, nonostante le realtà produttive fatichino a trovare profili specializzati: «I dati sul panorama occupazionale confermano la vulnerabilità del tessuto sociale. Insiste infatti uno squilibrio tra chi è parte del mondo del lavoro e chi ne è fuori è fuori».
La percentuale di inattivi/pensionati è pari al 50%, ben superiore alla media regionale. Anche il tasso di disoccupazione è superiore alla media regionale. Se da un lato l’elevato tasso di anziani incide su queste statistiche, dall’altro i dati segnalano un territorio incapace di offrire prospettive lavorative.
TUTTO ESCLUSO E quanto meno servizi, soprattutto per i giovani, perché se è vero che quasi tutti i comuni lomellini hanno una Rsa, il resto manca cosicché l’analisi della mobilità in uscita indica che il motivo prevalente è lo spostamento “occasionale”, cioè per acquisti, commissioni, accompagnamento, evidenziando «la mancanza di servizi e attività a supporto dell’abitare» e «la necessità di muoversi per raggiungere i servizi, concentrati in poche località». Anche l’economia presenta criticità. A fronte della vocazione agricola, testimoniata da «60000 ettari coltivarti a riso» pari a «circa l’80% della produzione regionale», si manifesta una «rigidità che espone l’intero settore primario ai rischi delle oscillazioni del mercato» e la sovrapposizione del settore industriale che rendono la Lomellina «una delle aree regionali con la più ampia presenza di impianti di trattamento dei fanghi destinati all’agricoltura», accanto allo sviluppo della logistica e alla presenza di impianti petrol-chimici e di smaltimento rifiuti. Il territorio ospita 7 stabilimenti classificati a “Rischio di incidente rilevante” ovvero la raffineria Eni di Sannazzaro, la Oxon di Mezzana Bigli (che sorge in area a rischio di dissesto idrogeologico), la Toscana Gomma di Robbio, la Synthesis Chimica di Castello d’Agogna, la Igm Resins Italia di Mortara, la Air Liquide Italia di Ferrera, la At Service di Castelnovetto.
PROSPETTIVE Un quadro non positivo nonostante la Lomellina non sia «un’area periferica in senso classico». La marginalità appare conseguenza di «un processo di impoverimento di funzioni e di spopolamento» a cui oggi si aggiunge la scarsa attrattività per giovani e il «progressivo allontanamento della popolazione più istruita». La relazione del Politecnico individua tre questioni da affrontare per una possibile ripartenza: migliorare le condizioni di vita e la qualità dell’abitare, ripensare la produzione agricola in un momento in cui scompaiono «i nuclei di cascina» e si afferma la grande proprietà con sedi altrove, rivalutare gli «insediamenti logistici» e di «impianti per il trattamento rifiuti», che possono avere impatto negativo «in termini occupazionali e ambientali» non richiedendo manodopera qualifica ed essendo a scarso valore aggiunto. C’è anche una quarta questione, «la fragilità istituzionale che caratterizza la Lomellina» che impedisce di elaborare «politiche per lo sviluppo».
Giuseppe Del Signore

