Un ponte tra le generazioni, per le emergenze. È lo sportello dipendenze della Caritas, che registra un alto numero di richieste soprattutto per il gioco d’azzardo.
La ludopatia è particolarmente diffusa negli adolescenti – spiega la responsabile Elena Galuppo – e per questo problema spesso i genitori si rivolgono a noi.
DIALOGO POSSIBILE Se dentro lo schermo ci si perde, Caritas si è assunta l’impegno di “bucarlo” per superare la solitudine e il disagio anche quando non è connesso a una dipendenza. «La scorsa settimana – racconta Galuppo – ci ha telefonato una signora preoccupata per il figlio che aveva avuto un attacco di ansia e di panico. La Caritas è conosciuta soprattutto per le emergenze e in questo caso possiamo fare da ponte non solo tra genitori e figli, ma anche tra le famiglie e altre associazioni che, come noi, si prendono cura dei bisogni delle persone». Bisogni che non sono solo primari o legati principalmente alla fisicità, ma che investono la rete del benessere psicologico. «Una volta al mese – racconta la responsabile – si riuniscono due gruppi di auto-mutuo-aiuto: uno composto da genitori, l’altro da figli adolescenti. Sono soprattutto gli adulti che si rivolgono a noi perché non sanno come comportarsi con i figli, e hanno una certa difficoltà a gestirli. Ogni gruppo è formato da almeno una decina di persone, oltre a un operatore della Caritas. L’idea è che dopo alcuni incontri il gruppo diventi autonomo e prosegua senza il nostro supporto. Molti sono i temi che emergono, soprattutto da parte dei genitori che spesso si trovano impreparati a dialogare con i figli».
CUCIRE LE GENERAZIONI Quello che manca, in molti casi, è proprio un ponte tra le generazioni, qualcosa che colleghi una fascia d’età a un’altra: questo perché oggi le generazioni sono più frammentate. Può succedere che un genitore sessantenne e un figlio trentenne debbano sperimentare come la presenza di una voragine intergenerazionale, un aspetto su cui Caritas ha impostato un progetto presso i locali dell’oratorio Cappa-Ricci di Mortara, con un laboratorio di sartoria per le utenti del servizio di prossimità. «Si tratta – spiega Elena Galuppo – di cinque ragazze tra i venti e i trent’anni che frequentano i servizi offerti dalla Caritas, dall’aiuto per presentare le domande per le case popolari, ai corsi di orientamento e formazione professionale. In questo caso, a due maestre in pensione che tengono i corsi di italiano per stranieri è venuto in mente di coinvolgere alcune “nonne” in un corso di taglio e cucito per le allieve della scuola di lingue». Le docenti hanno chiesto ai sacerdoti responsabili dell’oratorio cittadino (don Marco Torti e don Carlo Cattaneo) uno spazio anche per il laboratorio di sartoria, e la proposta è stata accolta. Il corso si tiene il venerdì mattina dalle 9 alle 12, e per l’occasione si trasforma anche in un momento conviviale, durante il quale le insegnanti e le allieve prendono insieme il tè o il caffè, e insieme a qualche biscottino scambiano due chiacchiere.
Davide Zardo


