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Ci sono soluzioni per distribuire la ricchezza in maniera più equa? La storia del mondo è costellata di società basate sull’iniquità – per Rousseau solo nello stato di natura vige equità – ma la disparità attuale non ha precedenti per l’ampiezza del divario e forse anche per questo in Italia un sondaggio di Demopolis svela che c’è un ampio consenso su una ridistribuzione dei carichi fiscali (2/3 degli intervistati) e c’è la convinzione diffusa che «le prescrizioni costituzionali – su equità e progressività del fisco – sono rispettate solo in parte (41%)» o «non lo sono affatto (37%)». Il quadro delineato da Oxfam del resto non dista molto dalla “Dichiarazione finale” della “Economy of Francesco” e infatti anche le proposte avanzate per cambiare il paradigma non si discostano troppo.
NUOVE REGOLE Per il Belpaese «misure di contrasto alla povertà a vocazione universale» (di fatto con uno strumento più simile al Reddito di cittadinanza che all’attuale Assegno di inclusione), «misure per contrastare il lavoro povero» (a partire da una standardizzazione e riduzione dei contratti collettivi e dall’introduzione del salario minimo, chiesta un anno fa anche dal think thank “The European House Ambrosetti”, uno dei templi del capitalismo), «misure in materia fiscale per una maggiore equità» (spostando la tassazione dal lavoro a profitti, interessi, rendite finanziarie, introducendo un’imposta patrimoniale esclusivamente per lo 0.1% più ricco dei cittadini, rafforzando la capacità dell’Agenzia delle Entrate di rintracciare l’evasione fiscale, aumentando la tassa di successione per i patrimoni più ricchi), che dovrebbero affiancarsi, su scala internazionale, all’istituzione di un organismo per la «riduzione e cancellazione del debito» e di uno «standard globale di tassazione dell’estrema ricchezza».
PRINCIPIO LIBERISTA Ricorda Oxfam che
nel 1820, il reddito del 10% più ricco del mondo era 18 volte superiore a quello del 50% più povero, nel 1980 era 53 volte più alto. Nel 2020, il rapporto è sceso a 38138. Una riduzione riconducibile in gran parte alla crescita della Cina.
Circa mezzo secolo prima Adam Smith aveva pubblicato “La ricchezza delle nazioni”, testo fondamentale del liberismo e del capitalismo, nel quale lo stesso Smith, pur accettando come necessario un certo grado di disuguaglianza, riteneva che quella estrema fosse da evitare e che un’economia in salute dovesse produrre un miglioramento generalizzato delle condizioni di vita, mettendo accanto alla celebre “mano invisibile” una meno nota “mano statale”, col compito di impedire un “laissez-faire” totale agendo su infrastrutture e istruzione così come nel contrasto di monopoli e corporazioni. Se non l’Oxfam o papa Francesco, come valuterebbe Smith, alfiere della concorrenza, l’attuale «oligarchia miliardaria»?
Giuseppe Del Signore

