Solitudine / E in Inghilterra la socialità può anche essere prescritta dal dottore

Voglia di socialità? Nessun problema, basta una ricetta del medico. Non più solo terapie e medicine, ma i medici di famiglia inglesi possono prescrivere anche attività sociali per chi ne avesse bisogno. Questo il cosiddetto “social prescribing”, concetto introdotto dal Ministero della solitudine del Regno Unito che prevede la prescrizione di attività a carico del National Health Service. I destinatari? Chiunque viva una condizione di solitudine.

BENEFICI Introdotto nel 2019 dal sistema sanitario britannico, il concetto di prescrizione sociale ha dimostrato benefici non solo a carico della salute mentale dei pazienti, ma anche nella riduzione degli accessi ai pronto soccorso e degli ospedali, con una conseguente diminuzione dei costi a carico della comunità. «L’impatto del social prescribing ha mostrato un risparmio economico – si legge nello studio “The impact of social prescribing on health service use and costs” della National Academy for Social Prescribing – così come un positivo impatto sociale, con un valore economico tra le 2.14 e 8.56 sterline ogni sterlina investita». Dal 2018 il Ministero per la solitudine inglese ha amministrato un budget di 80 milioni di sterline, una spesa modesta, ma che messa a sistema ha saputo promuovere gli scambi sociali tra le persone. È così che un corso di ginnastica o un corso di pittura possono essere una vera e propria cura per l’anima, ma anche per la salute fisica e psichica.

ITALIA Nel Belpaese il social prescribing ancora non esiste, anche se vi sono alcune iniziative che mirano alla valorizzazione delle relazioni di prossimità. «In Italia sono stati avviati percorsi pilota di programmi di prescrizione sociale volti a riorientare i servizi sanitari in un’ottica di cure primarie di prossimità, di allenze-reti tra servizi e soggetti istituzionali e informali della comunità locale – si legge nel documento “A toolkit on how to implement social prescribing”, dell’Oms – Il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 ha previsto la realizzazione di azioni per l’attivazione e il monitoraggio di gruppi di cammino, di attività fisica e motoria, così come luoghi di lavoro che promuovono pratiche salutari». Non solo attività ricreative e sociali, ma un’attenzione che mira alla territorialità e all’assistenza delle persone.

Le Case della Comunità, in dialogo con le amministrazioni comunali e il terzo settore, accompagnano i cittadini e i pazienti in percorsi organizzati di prescrizione sociale valorizzando le relazioni di prossimità del territorio in cui abitano.

TERRITORIO Una vicinanza che passa in prima battuta dai medici di medicina generale, che nel sistema britannico sono uno dei nodi centrali del “social prescribing” in quanto tra i primi punti di riferimento dei cittadini che vivono in uno stato di isolamento sociale e in una posizione “privilegiata” per cogliere i segnali di quest’ultimo anche quando chi ne è colpito non ne ha ancora piena consapevolezza. «La solitudine sarà l’epidemia dei prossimi anni, soprattutto per le persone più anziane e per i futuri anziani, molti dei quali non avranno più caregiver ad assisterli – commenta Alessandro Rubino, medico di famiglia e vicesegretario provinciale di Fimmg – Bisogna puntare su attività e iniziative quali infermieri di famiglia e di comunità, centri diurni e attività di assistenza sociale che siano un supporto e aiuto per tutte le persone che un riferimento non hanno».

Don Locatelli: «situazioni legate alla marginalità»

don moreno locatelli
don Moreno Locatelli

«La solitudine è spesso legata a a una grave marginalità che causa fragilità e dipendenze da sostanze come alcool e droghe». Lo spiega don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana di Vigevano.

FRAGILITÀ «Tutti i nostri assistiti in qualche modo sono soli, con i figli lontani, il coniuge venuto a mancare, gli amici che si sono allontanati. La Caritas si fa carico di rispondere a forme di solitudine che vanno oltre il semplice isolamento sociale, affrontando anche fragilità legate a dipendenze, a persone che hanno vissuto l’esperienza del carcere o che sono migranti e stranieri. Abbiamo tre spazi in accordo col Comune: Casa Josef per gli uomini, Casa Booz per le donne, “Abitare la vita” come progetto di housing first, che consiste nel fornire prima di tutto una casa stabile e sicura a chi ne ha bisogno, senza condizioni preliminari come il trattamento delle dipendenze o la partecipazione a programmi psicosociali». Per le persone appena uscite dal carcere poi la Caritas organizza programmi di reinserimento sociale, che comprendono sia l’assistenza legale che quella psicologica. La solitudine di chi arriva in un nuovo paese inoltre può essere devastante e l’intervento della Caritas aiuta ad abbattere le barriere linguistiche e culturali.

La solitudine derivante da condizioni di marginalità, di una fragilità che non ha età è affrontata con il sostegno psicologico, sociale, educativo e pratico, creando uno spazio di accoglienza dove nessuno è lasciato indietro.

ANZIANI A Vigevano, Garlasco e Mede anche l’Università della terza età gioca un ruolo fondamentale nel contrastare la solitudine, creando spazi in cui gli anziani possano sentirsi parte di una comunità. Oltre a offrire corsi di formazione su vari temi, dalle lingue straniere alla storia dell’arte, queste strutture sono anche luoghi di incontro, di scambio culturale e sociale. In particolare, promuovono attività che stimolano il benessere mentale e fisico, incoraggiando la partecipazione attiva e creando opportunità per sviluppare nuovi interessi e passioni. In questo ambiente la solitudine è alleviata dalla compagnia di altri partecipanti, creando una rete di supporto affettivo e reciproco che è essenziale per il benessere psicologico degli anziani. Inoltre alcune Università della terza età organizzano anche eventi culturali, uscite e viaggi, che favoriscono ulteriormente la socializzazione e offrono momenti di svago.

Rz, Dz.

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