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Nella Lomellina che invecchia e si svuota, ci sono vite che si chiudono senza una mano a stringere la loro, senza una voce a ricordarle.
MORIRE SOLI Un fenomeno che racconta non solo la povertà economica, ma anche quella affettiva, in un tessuto sociale sempre più fragile. A Vigevano nel 2024 si sono tenuti 8 funerali umanitari, vale a dire cerimonie funebri pagate dal Comune per persone senza risorse economiche o che non hanno parenti che possano contribuire alla spesa. Un dato in diminuzione quello della città ducale, se confrontato con quello del 2023, quando invece i funerali caritatevoli sono stati 11. Qui a svolgere il ruolo di amministratore di sostegno, fornendo aiuto a chi a causa di malattie, disabilità fisica o psichica, non è autosufficiente, è in prima battuta il vicesindaco Marzia Segù. Nella città ducale poi sono diversi a ricoprire questo incarico, ad esempio tra i medici di medicina generale. A Mortara nel 2024 si sono svolti 2 funerali umanitari, a fronte dei 4 dell’anno precedente. I servizi sociali fanno sapere che «sono 5 le persone in carico seguite da due amministratori di sostegno. Questo è un dato riferito ai cittadini nati e residenti a Mortara».
FUNERALI UMANITARI A Garlasco il comune nel 2024 ha provveduto a concedere contributi per due funerali, complessivamente con 1.400 euro. «Gli anziani soli e in difficoltà sono in aumento – commenta il sindaco Simone Molinari – e per questo cerchiamo di intercettarli in vita, per quanto possibile». L’assessore ai servizi sociali Riccardo Invernizzi conferma: «Abbiamo 3 persone sole in assistenza domiciliare con il nostro personale, 2 persone con il voucher sociale del piano di zona, 9 persone sole in casa di riposo a cui paghiamo l’integrazione retta, 38 persone a cui forniamo il pasto a domicilio, 8 adulti soli a cui abbiamo dato un contributo». Una situazione simile si trova anche a Mede: «Nel 2024 il Comune ha coperto due funerali umanitari – racconta il primo cittadino Giorgio Guardamagna – che ne 2023 sono stati quattro, così come nel 2022. Il problema è che aumenta sempre più il numero di anziani soli indigenti che vengono messi in casa di riposo, con parenti che non possono pagare o che si defilano al momento opportuno, e in questo caso come amministratori siamo obbligati a intervenire, con lo svantaggio che per situazioni come queste lo Stato ci ha tolto i contributi. Le rette della rsa sono pagate dal Comune e questo va a pesare sulle casse municipali».
Edoardo Varese, Davide Zardo


