Il caso Garlasco tra dolore, speculazioni e nuove ombre

È arrivato il momento della rabbia e dell’indignazione. La famiglia di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, non ci sta più alla gogna mediatica. Attraverso la voce della madre Rita e dei suoi legali, accusa i media e i social network di aver scatenato una “campagna diffamatoria” che colpisce anche la memoria della vittima. «Siamo disgustati dalle affermazioni fatte in questi giorni dalle varie trasmissioni televisive. Si continua a infangare la memoria di nostra figlia. È veramente inaccettabile». Con queste parole, Rita Poggi, ha espresso il suo stato d’animo in un’intervista al TgR Lombardia, ripresa dall’Ansa. La donna ha respinto con forza le illazioni su una presunta doppia vita della figlia.

Nostra figlia – ha detto – era una ragazza pulita, semplice. Non aveva segreti e non aveva amanti. Non aveva due telefoni. Quello che è grave è che si fanno illazioni su una ragazza che non può difendersi.

LA RABBIA DEI POGGI La stessa linea è stata ribadita dagli avvocati della famiglia, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che in una nota hanno denunciato una “campagna diffamatoria” portata avanti da organi di informazione e social network. «La famiglia Poggi è da settimane vittima di una assillante campagna diffamatoria che non sta risparmiando nemmeno l’amata Chiara», hanno ribadito i legali minacciando querele.

OMBRE SULLE INDAGINI Intanto, riemergono vecchie intercettazioni che gettano nuova luce sulle indagini parallele condotte nel 2017 su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, poi archiviate per «completa assenza di elementi» a suo carico. L’’Adnkronos ha pubblicato stralci di intercettazioni ambientali del 2017 che riguardano Andrea Sempio, all’epoca indagato per l’omicidio su input della difesa di Alberto Stasi (il fidanzato di Chiara, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere). Dalle conversazioni emerge che Sempio e la sua famiglia erano convinti che la Procura di Pavia considerasse l’indagine “una sciocchezza”. In un dialogo con il padre, Andrea riferisce le parole di un pm: «Ce l’ha già detto che è una mezza sciocchezza e ce l’ha detto in faccia a me». In un’altra intercettazione, si parla di un’imminente archiviazione. Le indagini, condotte dai carabinieri su richiesta allora del procuratore aggiunto Mario Venditti e della pm Giulia Pezzino, si erano concluse con un rapporto che evidenziava «una completa assenza di elementi a supporto delle ipotesi accusatorie» contro Sempio. Le intercettazioni, durate circa due settimane, non avevano fatto emergere alcun elemento compromettente, né tentativi di manipolare le prove.

LE POLEMICHE IN TV La riesumazione di queste intercettazioni ha riacceso il dibattito sul caso, soprattutto in relazione alle recenti trasmissioni televisive che hanno riproposto teorie alternative alla condanna di Stasi. La famiglia Poggi accusa i media di sfruttare il dolore per fare audience, mentre i sostenitori della linea investigativa seguita nel 2017 sottolineano che le indagini su Sempio furono chiuse per mancanza di prove.

UNA TRISTE BATTAGLIA Intanto, il ricordo di Chiara Poggi rimane al centro di una battaglia giudiziaria e mediatica che, a quasi due decenni dal delitto, continua a dividere l’opinione pubblica. La madre ha chiuso la sua intervista con una domanda amara: «Perché continuano a tormentarci?». Una domanda a cui, per ora, nessuno sembra in grado di rispondere.

Massimo Sala

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