Da Vigevano a Trecate: un viaggio, un trasferimento di pochi chilometri dal punto di vista geografico, ma molti di più se si considera quello emotivo. Lavinia e Pietro sono sposati da 30 anni, hanno un figlio, Paolo, di 26 anni, che ha un disturbo dello spettro autistico e che per costruire il suo percorso ha dovuto compiere questo piccolo grande viaggio.
STORIA DI INCLUSIONE Paolo lavora per una cooperativa sociale a Trecate e nel tempo libero gioca a pallacanestro, ma quella che pratica lui è una pallacanestro particolare, o per meglio dire speciale: «Gioca nella Cerrus Baskin CPM da parecchi anni come guardia – raccontano i genitori di Paolo – e pratica Baskin, una variante del basket che promuove l’inclusione e la partecipazione di giocatori con e senza disabilità. Questo sport è stato pensato per permettere a persone di tutte le abilità di giocare insieme, senza distinzioni. Nostro figlio ha 26 anni, ma è come se ne avesse 8. Vero che è autonomo, disputa tornei interregionali con la squadra, torna e va da solo agli allenamenti, ma è anche vero che ha dovuto fin da piccolo seguire un percorso specifico insieme a noi». Un percorso lungo quello attraversato da Paolo non esente da difficoltà:
A scuola dalle elementari ho sempre avuto insegnanti che mi facevano sostegno educativo e spesso, quando tornavo a casa, chiedevo ai miei genitori il motivo di questo.
Percepiva di essere speciale, nonostante non abbia mai mancato di impegnarsi in tutto quello che faceva: «Mi sono diplomato in una scuola professionale, Enaip di Novara, per poi trovare lavoro come addetto ai montaggi. Non mi piace stare fermo con le mani in mano, anzi cerco sempre di impiegare il mio tempo in modo creativo e costruttivo. Quando arriva la sera racconto la mia giornata ai miei genitori, quando ci accomodiamo a cena. La cena è un bel momento, i miei genitori mi parlano, mi dicono sempre che sono orgogliosi di me e che sono la luce dei loro occhi. Avere la loro fiducia, sapere che mi amano è importante per me e per la mia autostima».
BASKIN E RISCATTO Non tutti però hanno saputo apprezzare e includere Paolo per ciò che è realmente, una persona con tanti sogni nel cassetto e obiettivi da raggiungere, come molti suoi coetanei: «A Trecate ho giocato in una squadra di liberi, ma non mi sentivo capito e accettato: non mi trovavo a proprio agio, subivo scherzi e dispetti da alcuni suoi ex compagni di squadra. Ora è tutto diverso, perché tutti mi coinvolgono, mi passano la palla, mi cercano durante le azioni calde delle partite ed esultano insieme a me quando la Cerrus Baskin CPM vince». Paolo quando torna a casa sempre soddisfatto e per i suoi genitori «la sua felicità è una gioia per gli occhi. Dobbiamo ringraziare la società, lo staff e i suoi attuali compagni che lo hanno aiutato molto a ritrovare la sua autostima e a credere in se stesso. In fondo è questa la missione che discipline come il baskin devono raggiungere».
VIAGGI IN MOTO Si sente amato, incluso e apprezzato, fa ciò che ama sia sportivamente sia lavorativamente. E quando si fa ciò che si ama non si lavora nemmeno un giorno della propria vita: «A volte quando torna a casa ci fa vedere i modellini che realizza. Ha tanta manualità e altrettanta fantasia. Gli piace viaggiare: non a caso un’altra sua grande passione è legata ai motori e in particolare alle moto. Quando possiamo, soprattutto in estate o comunque quando il tempo lo consente, andiamo al lago tutti insieme. Paolo è un ragazzo speciale sotto ogni punto di vista, altruista e sensibile».
Edoardo Varese

