Al Gifra le voci dalla Striscia di Gaza

«I camion con gli aiuti sono qui fuori, ci sono, ma non li fanno entrare, perché vogliono affamarci». Le parole di Hassan arrivano gracchianti, da una videochiamata trasmessa su un pc portatile. Parla veloce, in arabo, tradotto da una giovane studentessa con l’hijab in testa e l’accento lombardo. Ad ascoltarlo, una 50ina di persone: sedute nella penombra, con la connessione internet che va e viene, sembra quasi che siano loro quelli in un bunker. Ma il prigioniero è dall’altra parte della cornetta: Hassan infatti chiama dalla Striscia di Gaza, territorio dall’ottobre del 2023 sotto attacco da parte dell’esercito israeliano e da dove è impossibile fuggire.

ACQUA DI MARE Alhassan Selmi, giornalista palestinese (uno dei pochi ancora in attività a Gaza), ha portato così la sua testimonianza diretta a tanti vigevanesi, che sabato sera hanno affollato la saletta dell’associazione Gifra per un evento organizzato da Assopace Palestina, Sursum Corda e Sos Angels for Palestine. Il programma prevedeva anche il collegamento con Tayseer, un padre di famiglia palestinese: il suo telefono ha suonato a vuoto. Comunicare con chi è a Gaza d’altra parte non è facile, come testimonia lo stesso Hassan Selmi: «È difficile recuperare del cibo in questo momento – ribadisce – e anche parlare con la mia famiglia, internet fa fatica a connettersi e non sempre riesco a farlo». Per documentare la situazione della Striscia, Selmi si è infatti allontanato da loro, lasciandoli nella parte nord e andando verso sud: una trentina di chilometri, che diventano però una distanza siderale in quella che di fatto è una zona di guerra. «Su molti camion che vengono fatti passare al confine non ci sono aiuti, ma sacche mortuarie, come se preventivassero di doversi occupare dei morti e non dei vivi – è quanto racconta Selmi, il cui volto è scavato dalla stanchezza e probabilmente anche dalla fame – vengono uccisi bambini e civili ogni giorno. A ora ci sono 100mila feriti e 50mila morti: più di 10mila bambini sono rimasti sotto le macerie, perché le famiglie non sanno quali edifici saranno bombardati». Tramite il suo account Instagram, Selmi racconta quasi quotidianamente le sofferenze della popolazione civile gazawi, che da mesi, oltre ai bombardamenti, deve fare i conti con la mancanza di cibo. Da marzo Israele ha praticamente bloccato ogni tipo di rifornimento alimentare da parte dell’esterno, riprendendoli a singhiozzo solo nelle ultime settimane e con contestate modalità di distribuzione.

Ci sono 2 milioni di persone a Gaza che cercano di sopravvivere, c’è gente che si è ridotta a usare l’acqua del mare – racconta il giornalista – nonostante questo c’è molta solidarietà: aiutarsi a vicenda è l’unico modo per andare avanti.

UNA CATASTROFE La testimonianza di Selmi è arrivata dopo la visione del documentario “Erasmus a Gaza”, trasposizione dell’esperienza vissuta nel 2019 da Riccardo Corradini, all’epoca studente in medicina e primo europeo a recarsi nella Striscia per ragioni di studio. In una Gaza che ora non esiste più, perché distrutta dalle bombe, Corradini nel film per quattro mesi ha imparato a vivere la quotidianità dei gazawi, fatta di momenti sconvolgenti (come visitare un ragazzino amputato a una gamba, o trovarsi per la prima volta coinvolto in un bombardamento) ma anche di profonda normalità, con pranzi in famiglia, partite di calcio, feste e musica. La vita che va avanti, insomma, in un posto dal quale già ai tempi non si poteva uscire senza permesso: «Quella che è in corso ora è una catastrofe umanitaria – è quanto afferma lo stesso Corradini in un videomessaggio registrato apposta per gli spettatori vigevanesi – ci sono 12 ospedali fuori uso e gli aiuti umanitari sono utilizzati da Netanyahu (il premier israeliano, ndr) come arma». Gli altri protagonisti del documentario (Sami, un medico, Adam, un giovane avvocato, e Jumana, una mediatrice) sono riusciti a uscire dalla Striscia, ma tanti altri sono ancora bloccati lì: «Gli amici e amiche che ho a Gaza – conferma il medico – non li sento da giorni».

Alessio Facciolo

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