L’Inchiesta / Palestre: Cosa c’è dietro i muscoli? La parola alla psicologa

Costruire un corpo muscoloso per sopperire a un’insicurezza interiore. Dietro i muscoli scolpiti e l’ossessione per un fisico sempre più “forte” si può nascondere un vuoto più profondo, una ferita che la palestra da sola non può curare, ma che si cerca di colmare anche con l’assunzione di sostanze dannose per il fisico. Non è la situazione di tutte le persone che frequentano una palestra, la maggior parte delle quali la vive come uno spazio per sfogarsi o tenersi in forma, ma di quella minoranza che in essa finisce cercare risposte che non può dare.

Mariacristina Migliardi
Mariacristina Migliardi

APPARENZA «Sicuramente i social, con questo culto dell’apparenza, rappresentano un costante bombardamento per i ragazzi – spiega Mariacristina Migliardi, psicologa clinica – Stiamo assistendo a nuove forme di problematiche connesse al bisogno di apparire fisicamente perfetti, come la vigoressia, una vera e propria forma di dismorfia corporea». Chi soffre di vigoressia, «vuole assolutamente avere un fisico vigoroso, forte e fa di tutto pur di ottenerlo, ricorrendo anche a sostanze dopanti – continua Migliardi – spesso fingendo di ignorare che rappresentano un pericolo enorme per la salute». Se l’anoressia cerca la magrezza estrema, qui il corpo flaccido diventa il vero nemico.

Si cerca attraverso il corpo quella forza di un sé che evidentemente si percepisce come non abbastanza forte, debole – spiega – È una corazza muscolare che supplisce alla mancanza di autostima.

FERITE Una ricerca smodata della perfezione fisica che non solo vuole inseguire ideali spesso fuorvianti e irraggiungibili, ma che in tanti casi vuole sopperire a delle ferite interiori. «Molto spesso in queste persone ci sono ferite narcisistiche profonde – continua la psicologa – Hanno buchi nella propria struttura di personalità che possono nascere da mancate sintonizzazioni nell’infanzia. Nessun genitore è perfetto, ma se una persona non si è sentita vista o rispecchiata nei propri bisogni, crescerà con queste lacune. Se non impara a riconoscerle, finirà per compensare in modo inadeguato». E così, in alcuni casi, ci si rifugia in palestra, assumendo sostanze non sempre lecite e spingendo il fisico oltre ogni limite. «Questa deriva patologica porta a comportamenti ossessivi – racconta la specialista – allenamenti compulsivi, isolamento sociale, negazione della fragilità. Ci si convince che l’unico problema sia avere un corpo perfetto, mentre la vera sofferenza rimane nascosta».

SOLUZIONE Ma come interrompere questo circolo vizioso? «Potrebbero essere gli stessi istruttori a segnalare con garbo che forse la persona avrebbe bisogno di un percorso diverso. Purtroppo non è facile, perché a volte la palestra diventa un business e si perde di vista la persona. Notare questi segnali può fare la differenza, ma serve delicatezza. Di fronte a una negazione totale, il rischio è far scappare chi avrebbe più bisogno di aiuto». Alla fine, tutto si riduce alla capacità di guardarsi dentro. «Chi soffre di vigoressia crede di poter risolvere le proprie insicurezze gonfiando i muscoli, ma ignora i propri reali vissuti e bisogni – conclude Migliardi – Solo tornando in contatto con se stessi si può iniziare a guarire davvero».

Rossana Zorzato

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