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In base al bilancio sociale 2024 della Caritas di Vigevano, nel corso dell’anno 11 persone sono state accolte nella comunità Casa Miriam, dedicata esclusivamente a soggetti con tossicodipendenza da sostanze illecite (e spesso con bambini piccoli).

SULLA STRADA Importante anche il lavoro di strada con il progetto “On the road” o “unità mobile”, che grazie a un camper ha effettuato dei contatti “spot” con 741 soggetti, di cui 325 ragazzi dai 14 ai 17 anni e 240 tra i 18 e i 25. Tuttavia questi numeri riguardano consumatori di tutte le dipendenze, non solo quelle da sostanze stupefacenti. Don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana vigevanese, fa il punto: «Il fenomeno della dipendenza da sostanze illegali è in aumento soprattutto tra i giovani, ma non come lo conoscevamo fino a qualche decina di anni fa. Adesso ci sono le droghe sintetiche, che si portano dietro strascichi di cui non sappiamo ancora nulla. Rappresentano l’occasione di una fuga dalla realtà, ma la cosa più triste è che è una cosa molto diffusa, di cui si sa da tempo, e che è sottovalutata. É “solo una pastiglietta”, non una droga classica come l’eroina e la cocaina, e costa poco, con prezzi alla portata di tutti. È una scelta voluta, molto diffusa, ed difficile monitorare i movimenti di queste sostanze; tutto quello che sappiamo, purtroppo, è che i consumi di droga in provincia di Pavia sono superiori rispetto alla media regionale. Non va sottovalutata nemmeno la dipendenza dall’alcool, che ormai è la forma normale per trascorrere il sabato sera: basta guardare quanto sono affollati i locali della movida nelle ore notturne a Vigevano, con cocktail che si rivelano particolarmente studiati anche nella scelta di colori che attirano l’attenzione e stimolano il desiderio».
E anche bere “solo” della birra o del vino, senza bisogno di arrivare ai super-alcolici, può far oltrepassare il limite.
I PERICOLI DELL’ALCOL Significativa in questo senso la testimonianza di Simone, che nel 2024 è riuscito a uscire dall’alcolismo dopo essersi rivolto al Serd: «Un giorno ho mischiato della birra e del vino agli psicofarmaci che prendevo abitualmente, e sono andato a sbattere con l’auto contro un muro. Non mi sono fatto niente e non ho ferito altri, solo che non ricordavo più nulla, neppure di essere salito in macchina, tantomeno il momento dell’impatto. In pratica ho avuto un vero e proprio black-out. Semplicemente mi sono trovato a vagare per le strade, cercando di ricordare dove avessi parcheggiato. Quando ho scoperto grazie alla polizia stradale e alle telecamere che al volante c’ero io, ho capito che avevo proprio bisogno di aiuto e mi sono fatto ricoverare in una clinica per un mese. Adesso è da più di un anno che non tocco un goccio, e sono tornato a essere più efficiente e reattivo sia nel lavoro sia nei rapporti interpersonali. L’alcol mi rallentava, e quando avevo un problema ci bevevo sopra. Ma così non risolvevo nulla, anzi si creavano altri problemi».
Davide Zardo

