Se si cercano su internet informazioni sulla chiesa di Villareale, uno dei primi risultati che danno i motori di ricerca è una foto. La si trova su Facebook e Instagram, e la caption che la descrive, “La chiesa di San Carlo Borromeo si specchia nella risaia” è esplicativa quanto suggestiva: da una parte, nel mondo reale, l’oratorio (inteso nel suo senso più letterale di luogo dove si prega) e il suo campanile, di fianco un albero spoglio, alle sue spalle le case della piccola frazione di Cassolnovo sotto un plumbeo cielo autunnale. Nell’acqua torbida, il paesaggio è speculare, ma più sfocato, come dipinto su un acquerello o da un pittore impressionista, catapultato chissà come dalla Parigi della Belle Époque alla terra delle risaie.
ANTICHE ABBAZIE Peccato che quello del pittore sia un mestiere in via d’estinzione, e peccato che la Lomellina a prescindere ne sia poco frequentata, perché le sue chiese campestri spesso sono gemme nascoste, ricche di storia, di arte, di suggestioni. A volte bisogna scavare, per riportarle alla luce: è quello che ha fatto la Diocesi di Vigevano nei primi anni 2000 per far tornare all’antico splendore l’abbazia di Acqualunga, antico convento cistercense costruito a poca distanza dal Po, sul territorio di quello che oggi è il comune di Frascarolo. La presenza dei monaci è da far risalire all’anno 1180, quando Ascherio, abate dell’abbazia di Santa Maria di Rivalta giunse in zona e fondò una “ecclesia” ed una “domus”. Gli ultimi frati andarono via da lì nel 1798, e da quel momento l’abbazia visse anni di abbandono, fino a quando la Diocesi non avviò il suo recupero: «Quando abbiamo visitato il posto per la prima volta, nel 2004 – racconta Vittorio Sacchi, direttore dell’Ufficio per la tutela e la promozione dei beni culturali della diocesi – ci siamo messi le mani nei capelli. L’interno era pieno di muffa, tanto che si faceva fatica a respirare. Il tetto era da rifare, e una delle pareti laterali di mattoni aveva una pericolosa fessurazione “a fiore”. In seguito abbiamo rilevato la presenza di un’intercapedine in una parete laterale del coro, dietro l’altare maggiore:
così l’abbiamo abbattuta, scoprendo due affreschi, che per la precisione di certi dettagli anatomici possono risalire al ‘500, perché nel ‘400 non c’era ancora la cura di certi particolari, ad esempio nei piedi delle figure umane.
TESORI DAL FAI Il Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano) ha un lungo elenco di “Luoghi del cuore”, scelti dalle persone come posti speciali, da preservare, da ricordare. Molte di queste sono abbazie, pievi, santuari: edifici che punteggiano anche le campagne lomelline. L’abbazia di Sant’Albino, a Mortara, veglia sulla via Francigena, che da qualche anno sta riscoprendo un boom di pellegrini. Fondata, secondo la tradizione, da Carlo Magno nel 773 sul luogo dello scontro tra il suo esercito e quello del re longobardo Desiderio, al suo interno sono conservati resti di corpi devozionalmente attribuiti ai santi Amelio e Amico, paladini carolingi morti nel corso della storia battaglia di Mortara. Una testimonianza del passato arriva anche dalle aree rurali di Robbio, dove gli affreschi della chiesa della cascina San Sebastiano (purtroppo in stato di degrado) riportano agli ultimi istanti di vita del santo omonimo.

L’opera è attribuita a Tomasino da Mortara, artista che tra fine 1400 e inizio 1500 sul territorio ha lasciato molti affreschi in stile basso medievale. Per qualità pittorica, eleganza stilistica, originalità e completezza del racconto l’opera è un unicum nella terra del riso: ammirarlo, sotto il tetto a capanna della chiesetta, è un vero e proprio tuffo nel Medioevo. In anni ancor più antichi già si pregava dove ora sorge il santuario di San Zenone, alle estreme propaggini di Gravellona. Nell’originaria chiesetta, quella risalente a prima dell’anno Mille, si invocava la protezione di san Zeno contro la peste; il toponimo restò, anche con l’edificazione del santuario nel 1762. Ma la devozione qui è si fa per due, perché di fianco al “Vescovo Moro” anche Maria Bambina, il cui dipinto è all’interno dell’edificio, viene venerata: una protezione doppia per il “paese dell’arte”.
Alessio Facciolo

