Infermieri, si parte dal territorio

Coltivare la classe infermieristica del futuro partendo dal territorio. Lo sa bene Matteo Cosi, presidente dell’Ordine delle professioni Infermieristiche di Pavia, che vede nella sede vigevanese del corso universitario di infermieristica «un esempio virtuoso di come investire sul territorio possa dare frutti concreti».

NUMERI Sebbene l’Asst di Pavia ammette che non sia ancora possibile conoscere il numero potenziale dei candidati, «l’anno scorso – racconta Cosi – abbiamo registrato un aumento quasi del doppio delle iscrizioni a Vigevano. Merito anche del lavoro fatto nelle scuole, per far conoscere questa professione agli studenti prima del diploma. È un primo passo fondamentale perché senza contatto diretto è difficile che un ragazzo pensi di scegliere la professione infermieristica». Secondo i dati forniti dall’azienda, attualmente sono iscritti 28 studenti al primo anno, 13 al secondo e 14 al terzo, tutti regolarmente frequentanti. La sede vigevanese, ospitata all’interno dell’Ospedale Civile, ha recentemente completato il ciclo di aggiornamento delle aule di simulazione. Vi sono infatti tre ambienti altamente tecnologici, in cui gli studenti possono esercitarsi con manichini avanzati.

Si tratta di un’opportunità preziosa – sottolinea Cosi – che permette di sperimentare le tecniche in sicurezza, il tutto stimolando la partecipazione degli studenti, ma anche dei docenti stessi. Oggi i ragazzi possono apprendere competenze concrete fin dai primi mesi di corso.

ospedali al limite
Ospedale civile Vigevano

TERRITORIO Ma il valore del corso non si ferma alla sola didattica. «Avere una sede universitaria nel territorio dell’Asst di Pavia, come succede a Vigevano – continua il presidente di Opi Pavia – è importante anche per i docenti, spesso professionisti del territorio. Io stesso collaboro con un collega della rianimazione per la docenza in area critica ed è un confronto continuo tra ospedale e università, che arricchisce entrambe le realtà. Si cresce insieme, restando aggiornati e inseriti nel circuito formativo universitario provinciale».

DUBBI Dopo un periodo critico, in cui la sede sembrava a rischio, oggi il corso vigevanese ha ritrovato forza e centralità nel panorama formativo del territorio. Eppure, non mancano le preoccupazioni. «Quest’anno – avverte Cosi – c’è l’incognita del corso di laurea in medicina aperto senza test d’ingresso nella prima fase. Questo avrà un impatto su tutte le professioni sanitarie, portando a una ridistribuzione degli iscritti solo a gennaio, con un semestre ormai perso. Una scelta politica che non risponde ai reali bisogni del sistema sanitario».

CARENZA Secondo Cosi infatti «non mancano i medici, siamo sopra la media europea. Quello che manca sono gli specialisti come medici di emergenza, otorini, e soprattutto infermieri formati. È qui che bisogna investire, sulla formazione e su tutto il territorio».

Rossana Zorzato

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