Artigiani e agricoltori: «Bisogna agire»

L’intervento di Mario Draghi del 22 agosto al Meeting di Rimini continua a risuonare non solo nelle aule della politica, ma anche tra chi rappresenta il cuore produttivo del Paese: artigiani e agricoltori. Le sue parole sull’urgenza di un “europeismo pragmatico” e di una maggiore integrazione politica ed economica, a partire da strumenti comuni come il debito europeo per grandi progetti, trovano eco in due settori che da anni denunciano rischi concreti di perdita di competitività.

BASTA ATTENDERE Per Luigi Grechi, presidente di Confartigianato Lomellina, il richiamo di Draghi a superare un’Europa ridotta a sola dimensione economica è tanto realistico quanto urgente. «Il rischio della perdita di quel che rimane della capacità produttiva delle imprese europee – osserva – è molto elevato, soprattutto per il nostro manifatturiero fatto per il 97% di piccole e medie imprese». L’invito è a non lasciare cadere l’analisi dell’ex premier:

Draghi ricorda che la rimozione delle barriere entro il mercato unico potrebbe aumentare la produttività del 7% in sette anni. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo. L’Europa deve scegliere se restare protagonista o se cedere spazio ad altri attori globali.

Draghi ha parlato con la consapevolezza di chi ha maturato la propria visione «con i piedi per terra», riconoscendo i limiti attuali ma indicando anche una direzione chiara: un europeismo pragmatico, politico e vitale, lontano da ideologismi ma radicato nei bisogni reali.

Alberto Lasagna

TUTELARE IL CIBO Non meno netto è il fronte agricolo, dove le parole di Draghi sono lette come la conferma di timori e richieste già avanzate. «Se l’Europa non imparerà a essere unita – avverte Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia – continuerà a perdere competitività. Non possiamo più permettere che ogni Paese guardi solo ai propri interessi». A preoccupare gli agricoltori pavesi sono soprattutto i dazi imposti dagli Stati Uniti e la riduzione dei fondi Pac. «Per il nostro territorio vanno tutelati riso e vino – aggiunge Alberto Lasagna – ma servono risorse comuni e investimenti sull’acqua e sulle aree rurali. Da soli non possiamo reggere di fronte a siccità, piogge estreme e nuove barriere commerciali». Il messaggio è condiviso anche da Cia Pavia, con Paola Fugagnoli che sottolinea: «Made in Italy e vino sono a rischio. Draghi ha detto chiaramente ciò che sosteniamo da tempo: l’Europa deve cambiare mentalità o entrerà in un circolo vizioso». Particolarmente dura infine Coldiretti Pavia, con la presidente Silvia Garavaglia che denuncia «due spade di Damocle sul settore: i dazi e il taglio della Pac». Per lei, l’agricoltura è «ridotta a moneta di scambio da una logica tecnocratica», ma resta un baluardo di sicurezza alimentare e coesione sociale.

SILENZIO INDUSTRIALE Seppur da prospettive diverse, artigiani e agricoltori si trovano così a convergere sul punto centrale: le parole di Draghi non possono restare un monito isolato, ma devono tradursi in una strategia europea concreta. Perché, come ricorda Draghi, «trasformare lo scetticismo in energia costruttiva» è oggi l’unico modo per garantire futuro e protagonismo a chi produce ricchezza e identità. Assolombarda invece evita qualsiasi commento in scia a quello dichiarato da Mario Draghi al Meeting di Rimini. Per il momento, la parola d’ordine è «no comment».

Ig, Ev

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