Domenica 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, il Vangelo di Giovanni (Gv 3,13-17) ci invita a fissare lo sguardo su un mistero che cambia la vita: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo… così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
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Parole che ci portano al cuore della fede cristiana: Gesù, innalzato sulla Croce, diventa fonte di salvezza per tutti. La scena rimanda a un episodio dell’Antico Testamento: nel deserto, chi era morso dai serpenti guardava il segno di bronzo innalzato da Mosè e rimaneva in vita. Quel gesto, incomprensibile eppure decisivo, prefigurava ciò che sarebbe accaduto secoli dopo: anche noi, feriti dal peccato, possiamo volgere lo sguardo verso Cristo crocifisso e scoprire che in Lui c’è guarigione, vita, speranza. La festa della Croce, che affonda le sue radici nella riscoperta dei luoghi santi a Gerusalemme e nella costruzione delle prime basiliche cristiane, non celebra il dolore in sé, ma l’amore capace di trasformare la morte in vita. Esaltare la Croce significa proclamare che da quel legno, segno di supplizio, è germogliata la vittoria di Dio sul male. Dio non ha scelto la via del potere o della forza, ma quella dell’umiltà e della condivisione:
il Figlio scende, si svuota, si fa servo, entra nella fragilità umana fino in fondo, e proprio lì manifesta la grandezza dell’amore divino.
La Croce diventa così non un trono di condanna, ma un abbraccio spalancato sul mondo intero. Nel nostro tempo, attraversato da guerre, paure, crisi di senso e solitudini interiori, questo segno rimane più attuale che mai: ci dice che non siamo soli, che la sofferenza non ha l’ultima parola, che l’amore è più forte di ogni oscurità. Fissare lo sguardo su Gesù innalzato non significa fuggire dalla realtà, ma scoprire in essa una presenza capace di dare senso anche alle prove più dure. Non si tratta di un invito a rassegnarsi, ma a credere che in ogni notte può già albeggiare una nuova luce. La Croce è la porta della risurrezione, è il punto in cui il dolore si apre alla speranza e la storia ferita dell’umanità incontra la misericordia di Dio. Per questo oggi, contemplando quel segno, possiamo rinnovare la nostra fede e scegliere di vivere non nella paura ma nella fiducia. Alziamo dunque lo sguardo: la Croce non schiaccia, ma solleva; non condanna, ma salva; non ferma la vita, ma la apre all’eternità. E davanti a Cristo crocifisso e risorto nasce spontanea la preghiera: Signore Gesù, fa’ che guardando a Te troviamo forza nelle fatiche, pace nelle ferite, speranza nei giorni bui. A Te, amore crocifisso e vittorioso, la nostra lode per sempre. Amen.
don Carlo Cattaneo

